USA-Cina, è ‘guerra finanziaria’: trading con società cinesi a rischio

USA-Cina, è ‘guerra finanziaria’: trading con società cinesi a rischio

Di Mauro Speranza

Investing.com – Stati Uniti all’attacco del mondo finanziario cinese dopo la pausa nella guerra commerciale, ‘forzata’ dall’avvento della pandemia in tutto il mondo.

Il Senato statunitense, infatti, ha approvato ieri una proposta di legge contro le società cinesi, impedendo loro di quotarsi a Wall Street con operazioni di Ipo o di raccogliere fondi presso gli investitori americani con emissioni e vendite di azioni, senza aderire ad alcun principio standard che regolamentano il mercato Usa.

“Questo potrebbe significare che alle grandi aziende cinesi come Alibaba o Baidu sarebbe vietato il proseguimento delle attività di trading negli Stati Uniti o che altri grandi gruppi, con l’intenzione di diventare quotati nel paese, come Softbank, potrebbero farlo”, spiegano da Renta 4.

“All’origine della scelta ci sarebbe la riluttanza della Cina a consentire l’accesso di routine agli audit richiesti dalle autorità di regolamentazione statunitensi (PCAOB e SEC). Le società che vendono le loro azioni pubblicamente negli Stati Uniti sono tenute per legge ad essere sottoposte a revisione contabile da parte di società sotto la supervisione del loro organismo di regolamentazione, il PCAOB, cosa che la Cina si è finora rifiutata di fare per le sue società”, spiegano in Link Securities.

“D’altra parte, gli Stati Uniti stanno anche approvando una legge che imporrebbe maggiori restrizioni alla vendita di semiconduttori a Huawei da parte delle aziende americane”, aggiungono da Renta 4.

La notizia ha spinto al ribasso le borse europee nella seduta di oggi, in quanto per i mercati “il maggiore fattore di ribasso in questo momento è rappresentato dalla forte crescita delle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina. Le cose si mettono male”, dice José Luis Cárpatos, CEO di Serenity Markets.

“Hanno anche pubblicato una dichiarazione di 20 pagine che accusa la Cina di gravi violazioni dei diritti umani. Non sembra che andrà a finire bene e a questo proposito si teme che il mercato sia ancora una volta sottovalutato, accecato dall’aumento delle scorte di tecnologia, che il mercato presume beneficerà della crisi”, aggiunge Cárpatos.

La proposta di legge ha già ricevuto l’approvazione dell’American Securities Association, associazione che rappresenta le società finanziarie USA di piccola dimensione o regionali. “Per troppo tempo, società fraudolenti cinesi hanno avuto libero accesso ai mercati americani, sfruttando gli investitori americani. Ora è il momento di mettere al primo posto gli investitori americani e giocare alla pari”, dichiaravano dall’associazione.

Per diventare efficace, la proposta di legge al Senato ora dovrà passare alla Camera dei rappresentanti USA, per poi dover ricevere la firma di Donald Trump.

L’offensiva del Nasdaq

Oltre al parlamento statunitense, nella nuova ‘guerra finanziaria’ contro la Cina è sceso in campo anche il Nasdaq. In particolare, la piattaforma starebbe pensando all’imposizione dell’obbligo di raccolta di almeno $25 milioni di dollari con le operazioni di Ipo oppure il 25% del valore della loro capitalizzazione di mercato post listing per tutte le società estere.

Pur non citando espressamente le società cinesi, la decisione starebbe maturando dopo lo scandalo contabile che ha travolto la società asiatica Luckin Coffee (LK.O), approdata sul mercato Usa con una operazione di Ipo all’inizio del 2019, costretta a rivelare lo scorso mese che, da una indagine interna, era emerso che il proprio direttore generale, insieme ad altri dipendenti, aveva manipolato i dati sulle vendite.

Non è bastata la decisione da parte di Luckin Coffee di licenziare il suo AD e direttore generale, oltre alla sospensione di sei dipendenti, e il titolo del gruppo era stato sospeso dal 7 aprile fino alla giornata di ieri, “in attesa di ulteriori notizie richieste dal Nasdaq”.

Inoltre, la società cinese ha comunicato di aver ricevuto una notifica di delisting dal Nasdaq in data 15 maggio, ma il titolo proseguirà gli scambi fino a quando non arriverà la sentenza di appello, attesa nei prossimi 45 giorni.

La ripresa agli scambi è risultata particolarmente negativa, con il titolo Luckin Coffee (NASDAQ:LK) che ha ceduto oltre il 35%, mentre nel pre-market odierno scende di un 2%.