Ubi Banca, possibile richiesta di stop all’Ops di Intesa Sanpaolo

Ubi Banca, possibile richiesta di stop all’Ops di Intesa Sanpaolo

Di Mauro Speranza

Investing.com – Ubi Banca (MI:UBI) avrebbe chiesto alla Consob di fermare l’offerta pubblica di sottoscrizione (Ops) di Intesa Sanpaolo (MI:ISP). La notizia è stata diffusa dal Sole 24 Ore, secondo il quale la commissione presieduta da Paolo Savona avrebbe ricevuto la richiesta nel corso dell’esame del dossier relativo all’Ops partito ieri.

Secondo gli avvocati di Ubi Banca, scrive il quotidiano finanziario, l’offerta di acquisto sarebbe da sospendere perchè si sono verificate alcune condizioni ostative, come il deteriorarsi del profilo finanziario e creditizio di Ub i Banca a seguito degli effetti del Covid-19.

La richiesta appare singolare in quanto una simile problematica dovrebbe esser sollevata da chi ha lanciato l’operazione, ovvero Intesa Sanpaolo, e non dal soggetto passivo, cioè Ubi Banca. Carlo Messina, Ceo di Intesa, nei giorni scorsi aveva ribadito che per la banca il quadro non è cambiato e che egli intende procedere con le condizioni già annunciate per l’offerta di scambio azionario.

Tra le altre questioni sollevate, aggiunge il giornale, c’è il quesito se un’opa vada considerata amichevole solo perché chi la promuove la definisce tale. Se la banca che la subisce la percepisce come ostile la questione è tutta da valutare. Di conseguenza, va capito se e come l’istituto che la subisce possa mettere in atto contromisure per difendersi, quali ad esempio emissioni obbligazionarie per finanziarsi.

Per il momento, le due banche in questione non hanno rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale sulla vicenda e non si attendono decisioni da parte della Commissione della Consob, in quanto Intesa Sanpaolo non ha ancora lanciato l’offerta, limitandosi ad un annuncio tramite comunicato.

Nel frattempo, dalle comunicazioni Consob di ieri è emerso che in data 12 maggio Jp Morgan Chase ha aumentato la partecipazione detenuta in Intesa Sanpaolo, incrementandola fino al 7,342% rispetto al precedente 6,952%. In particolare, il 2,524% è relativo ai diritti di voto riferibili ad azioni, mentre il 3,994% riguarda le posizioni lunghe con regolamento fisico e lo 0,824% fa riferimento ad altre posizioni lunghe con regolamento in contanti.