Tesla, possibile sbarco sullo S&P 500 al test dei grandi investitori

Tesla, possibile sbarco sullo S&P 500 al test dei grandi investitori

Dopo il sorpasso di Toyota, Tesla batte ancora le attese con le vendite e ora deve scegliere: utili o investimenti. Le somiglianze con la rivoluzione dei telefonini che nessuno aveva capito
Tesla si prepara ad annunciare i risultati finanziari del secondo trimestre 2020, dopo aver già battuto le stime di Wall Street in termini di auto vendute. Se infilasse il quarto utile consecutivo si qualificherebbe per entrare nello S&P 500, avendo già gli altri requisiti richiesti, tra cui una capitalizzazione di almeno 5,3 miliardi di dollari, visto che ha superato Toyota come produttore di auto più capitalizzato del pianeta con oltre 224 miliardi di dollari. Per ora il titolo è solo sul Nasdaq, dove si può stare anche se si perdono soldi, ma il passaggio al benchmark azionario globale potrebbe segnare un’altra accelerazione nell’incredibile storia finora di strepitoso successo del produttore di auto elettriche guidato da Elon Musk. Più ancora che sul resto di Wall Street, su Musk la gente è ferocemente divisa tra Orsi e Tori. I primi ne storpiano il nome in ‘Felon’ e considerano chi crede nel futuro di Tesla uno zombie ipnotizzato dall’affabulazione del sudafricano. I Tori lo adorano come il visionario del nuovo mondo elettrico e della nuova corsa allo spazio.

ALL’ESAME DEI GRANDI INVESTITORI ISTITUZIONALI
Sbarcare sullo S&P 500 vorrebbe dire una potente accelerazione ma sarebbe anche un duro stress test. Entrare nell’indice vuol dire sbarcare nei portafogli dei grandi investitori istituzionali, ma quale sarà il prezzo giusto? Più alto o più basso degli attuali 1.200 e passa dollari per azione, che giusto un anno fa ne valeva appena 230? Se va nello S&P 500 inoltre Tesla potrebbe raccogliere soldi da investire in nuovi impianti e aumentare la capacità semplicemente vendendo un po’ di azioni, diciamo che 40 milioni basterebbero per raccogliere più di 40 miliardi al costo di una diluizione non sostanziale. Ma Musk potrebbe anche preferire un trimestre in rosso, stare fuori dallo S&P 500, spendere ancora di più in crescita ed evitare lo stress e le pressioni per continuare a fare utili, magari a discapito dell’espansione e dell’aumento della produzione dei suoi BEV (battery electric vehicle).

PER FARE LA RIVOLUZIONE ELETTRICA DEVE CRESCERE PIÙ VELOCE
La scommessa di Musk comunque sembra andare oltre l’auto elettrica, tutto sommato è da anni che tutti i grandi produttori si sono impegnati nel filone, e puntano a evocare sia emozionalmente che economicamente un modo nuovo di essere, un’idea di esperienza di vita nuova. La missione dichiarata di Tesla è guidare l’uscita rapida dalla dipendenza dai combustibili fossili nel mondo che ci è più familiare e quotidiano, quello dell’auto, e che le cicatrici della pandemia hanno rivalutato perché più sicuro oltre che più comodo. Per compiere la missione, Musk deve far crescere Tesla a un tasso molto più elevato dell’attuale 50% annuo, altrimenti serviranno decenni e non anni per portare a termine la disruption dell’auto tradizionale. Per questo è possibile che tra il profit e la crescita scelga la seconda.

COME IL TELEFONINO 40 ANNI FA, COSTAVA TANTO E POCHI CI CREDEVANO
Venerdì 26 giugno, Elon Musk ha twittato: “Who controls the memes, controls the Universe.” Il Meme è un concetto associato a Internet e ai social, ma l’invenzione del termine risale al 1976 per indicare un comportamento o un’idea che si diffondono viralmente nelle menti delle persone comportandosi come un gene che si modifica, si adatta e si evolve. La rivoluzione della mobilità elettrica potrebbe richiamare quella della telefonia mobile. Il telefonino è nato nella prima metà degli anni 80, il primo modello in commercio, targato Motorola, per la precisione il DynaTAC 8000x, pesava quasi un kilo, la batteria durava 10 ore ma solo 30 minuti di conversazione, aveva una memoria di 30 numeri e costava 4.000 dollari. Tutti pensavano che fosse solo un cordless che si poteva portare più lontano, ma alla fine una replica del telefono di casa. Invece era stato creato un ‘Meme’, che voleva dire portarsi la casa appresso.

QUESTA VOLTA IL NUOVO MONDO HA IL SUO PROFETA
Le proiezioni puntavano a una crescita nell’ordine delle centinaia di migliaia di utenti l’anno, dal 1983 al 2014 le utenze mobili sono salite da zero a 7 miliardi, la popolazione del pianeta. Il primo Motorola era ancora analogico e le centraline su cui rimbalzava il segnale erano elettromeccaniche, poi arrivò Internet e dopo ancora lo smartphone. Ma allora, quasi 40 anni fa ormai, nessuno vedeva la rivoluzione in arrivo. La differenza con l’auto elettrica sembra che questa volta il nuovo mondo che potrebbe arrivare ha anche il suo profeta, ovviamente Elon Musk. Il grande sponsor del telefonino furono i consumatori, disposti a pagare il costo di un’utilitaria per un oggetto che a molti sembrava superfluo, bastava fermarsi un attimo a una cabina telefonica di cui le città erano piene. Musk non vende un’auto, ma un Meme, come il Model T di Ford un secolo fa.

BOTTOM LINE
Tesla ha una quota del mercato globale dell’auto inferiore all’1%, 1,6 miliardi di ricavi su 2.200 miliardi, ma gli investitori l’hanno già messa sul podio del numero 1 in termini di capitalizzazione. È possibile che si sbaglino, come con tante dot.com 20 anni fa, o gli olandesi con i bulbi di tulipano 400 anni fa o gli inglesi con la Compagnia dei Mari del Sud 300 anni fa. Ma il mega trend che Musk sta cavalcando non sembra una moda. Come il vecchio Motorola ha solo ancora un problema di batteria.