Sterlina sempre più giù ma recupero lontano secondo gli analisti

Sterlina sempre più giù ma recupero lontano secondo gli analisti

Di Mauro Speranza

Investing.com – Non si ferma il crollo della sterlina, dopo che ieri aveva toccato quota 1,16 verso il dollaro, scendendo così ai minimi degli anni ’80.

La coppia GBP/USD oggi scambia a 1,15, mentre il pair GBP/EUR resta intorno a 0,93.
Non è servito, dunque, il cambio di tono del Premier Boris Johnson, il quale aveva parlato di un “esecutivo di guerra”, dopo l’iniziale sotto valuzione dell’impatto del coronavirus sull’economia britannica.

Inoltre, nella giornata di martedì il Ministro delle Finanze britannico, Rishi Sunak, aveva annunciato un piano per aiutare l’economia britannica per un totale di 350 miliardi di sterline, non convincendo, però, gli investitori.

Le promesse della Banca d’Inghilterra

Per arginare la situazione, era scesa in campo anche la Banca d’Inghilterra, con il governatore Andrew Bailey pronto a “ogni misure ragionevole sul tavolo”.

L’istituto centrale britannico potrebbe tagliare a zero gli interessi, emettere un nuovo Quantitative Easing sul modello BCE, o stampare nuova moneta. “Abbiamo un kit di strumenti molto ampio, non escludo nulla”, aggiungeva Bailey invitando tutti, però, di “non interpretare questo come se noi stessimo per farlo”.

Previsioni degli esperti sulla sterlina
“La sterlina è penalizzata da una combinazione di scommesse sul dollaro, considerato un investimento sicuro, di vendite generalizzate sugli asset a livello globale e di liquidazioni di posizioni lunghe”, sottolineano gli analisti di Mizuho Bank.

Per vedere un recupero da parte della sterlina, secondo Thomas Flury e Dean Turner, analisti di UBS, bisognerà attendere “quando si sarà ristabilizzata l’economia globale”, ma il ruolo della Gran Bretagna sarà fondamentale in quanto sarà fondamentale che il paese “non avrà in futuro problemi economici significativi dovuti all’epidemia”.

Inoltre, resta la sfida Brexit, perchè il Regno Unito dovrà terminare la transizione evitando di non ” essere riusciti a concludere gli accordi necessari”. Il coronavirus, inoltre, “potrebbe far slittare la scadenza”, concludono Flury e Turner.