Petrolio “vittima eccellente del coronavirus”: crolla la domanda in Cina

Petrolio “vittima eccellente del coronavirus”: crolla la domanda in Cina

Di Mauro Speranza

Investing.com – Le conseguenze del coronavirus sui mercati non si fermano e continuano a spingere in basso i prezzi del petrolio.

Il greggio, infatti, è scambiato a 51,50 dollari al barile, dopo aver toccato nella notta quota 51, tornando nuovamente ai minimi del mese scorso quando era scoppiata la crisi. Sulla stessa scia il Brent che scambiato intorno ai 56 dollari.

Il petrolio è stato definito dall’Opec “vittima eccellente” del coronavirus, con le preoccupazioni per la domanda che stanno spingendo in basso i prezzi. In Cina, infatti, la domanda è crollata del 20%, corrispondente a circa 3 milioni di barili al giorno, a causa proprio delle conseguenze del virus sull’economia asiatica, secondo quanto riportato da Bloomberg.

Si tratta di uno dei cali più importanti subiti dalla domanda di petrolio dalla crisi finanziaria del biennio 2008-2009, maggiore addirittura di quello arrivato a seguito dell’attacco alle Torri Gemelle nel 2001.

La Cina risulta essere il secondo consumatore di petrolio al mondo, pertanto il colpo subito dal virus si aggiunge all’abbondanza di produzione statunitense, già causa del recente calo dei prezzi che già stava preoccupando i paesi dell’Opec.

Inoltre, lo stato di allerta nel paese ha portato al fermo delle attività economiche e produttive relativamente ad almeno 24 province e municipalità cinesi almeno fino al 10 febbraio.

Il blocco potrebbe ridurre ancora la domanda di petrolio in quanto le aree previste hanno pesato per oltre l’80% sul Pil nazionale e per il 90% sull’export, secondo quanto scritto dal Quotidiano del Popolo.

Acqua sul fuoco era stata gettata dal ministro saudita dell’Energia, Adbel Aziz ben Salamane, leader del cartello petrolifero asiatico, il quale aveva definito il calo come una reazione “psicologica” da parte degli investitori.

“Nervosismo” da parte dell’Opec che viene sottolineata da Carsten Fritsch, analista di Commerzbank, quale conseguenza della “spettacolare caduta degli ultimi giorni”.

A questo punto, l’Opec si trova in una situazione scomoda, in particolare rispetto alla prossima riunione del cartello prevista solo a marzo, con il mese di febbraio ancora tutto da trascorrere. Un anticipo, infatti, verrebbe visto dal mercato come un segnale di ‘panico’, ma i paesi hanno necessità di decidere un taglio alla produzione per cercare di frenare il calo dei prezzi, sul quale, tra l’altro, non c’è unanimità sia al loro interno che da parte del loro principale alleato rappresentato dalla Russia.