Oro torna a ruggire grazie a Fed, analisti vedono replay di quanto successo a fine 2008

Oro torna a ruggire grazie a Fed, analisti vedono replay di quanto successo a fine 2008

L’oro si erge nuovamente ad asset potenzialmente vincente sui mercati in questo 2020. La sponda per il risveglio del metallo giallo è arrivata ieri con la Federal Reserve che ha promesso di inondare di liquidità i mercati con un QE senza limiti. L’oro dà seguito al rally di ieri e anche oggi – in questo caso salendo all’unisono con i mercati azionari – si apprezza di oltre +5% a 1.660 dollari l’oncia, in coppia con l’argento che fa +6%. I prezzi dell’oro riavvicinano così i top 2020 toccati a febbraio in area 1.674 dollari.

Secondo Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActivTrades, “il lancio del pacchetto di stimoli monetari potenzialmente illimitato da parte della Fed, ma anche la chiusura di alcune raffinerie d’oro svizzere a causa del coronavirus stanno creando uno scenario molto positivo per il lingotto”.

Oro rinasce dopo un mese difficile

Nell’ultimo mese il metallo giallo era stato risucchiato nella negatività dei mercati non fungendo quindi da safe haven. A spingere l’oro, oltre all’annuncio della Fed di un impegno illimitato, anche l’incertezza di fondo sull’evoluzione della pandemia con il rischio che la recessione sia molto virulenta. Spicca in tal senso le previsioni drammatiche per l’economia Usa con il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, che vede addirittura l’economia statunitense rischiare di ridursi del 50% su base annua nel secondo trimestre (Goldman Sachs settimana scorsa aveva indicato un -24% nel 2° trimestre), mentre il tasso di disoccupazione potrebbe schizzare fino al 30% a detta di Bullard. In tal senso è atteso un boom di richieste di sussidi di disoccupazione già giovedì prossimo (Goldman Sachs prevede 2,25 milioni di domande).
Uno scenario che rafforza la convinzione che i tassi di interesse reali rimarranno ai minimi storici più a lungo, sostenendo il prezzo dell’oro.

“Una recessione prolungata implica un ulteriore 15%-20% di calo per l’azionario, in linea con quanto avvenuto durante la Grande Crisi Finanziaria, così come ulteriori perdite nel reddito fisso high-beta”, argomenta Stéphane Monier, Chief Investment Officer di Banque Lombard Odier & Cie SA, che nell’eventualità di tale scenario vede l’oro attirare i flussi dei beni rifugio, raggiungendo i 1.800-1.900 dollari l’oncia.

Goldman vede il riproporsi dello scenario di fine 2008

View costruttiva sull’oro anche quella di Goldman Sachs che vede delle similitudini con quanto successo nel 2008-2009. La mossa della Fed allevia lo stress finanziario che ha spinto l’oro verso il basso e Goldman ritiene che gli investitori si concentreranno sull’aumento dei deficit nelle economie sviluppate così come su questioni relative alla sostenibilità dell’UE. Goldman vede il riemergere di problemi di svalutazione così come con la crisi finanziaria globale e “gli acquisti guidati dalla paura inizieranno a dominare la pressione di vendita guidata dalla liquidità, come nel novembre 2008”.

Fonte: Finanza.com