Oro, in Svizzera il virus ferma le “fabbriche” di lingotti

Oro, in Svizzera il virus ferma le “fabbriche” di lingotti

Anche i lingotti d’oro rischiano di scarseggiare per effetto del coronavirus: un fenomeno che (in teoria) potrebbe sostenere i prezzi del metallo prezioso. Tre delle maggiori raffinerie del mondo – in grado di lavorare ben 1.500 tonnellate di oro all’anno – hanno sospeso la produzione in Svizzera a causa del coronavirus.

Gli impianti, tutti nel Canton Ticino, a un passo dall’Italia, sono tra i principali fornitori di lingotti con il marchio London Good Delivery: una sorta di certificazione concessa dalla London Bullion Market Association (Lbma), che distingue l’oro adatto a finire nei forzieri delle banche centrali come riserva aurea o nei caveau delle banche a fronte dell’emissione di Etf.

In poche parole, si tratta dei lingotti da investimento per eccellenza.

Ad annunciare la chiusura degli impianti sono state Valcambi, Pamp e Argor-Heraeus. Quest’ultima non riaprirà prima del 5 aprile, mentre le prime due – per ora – hanno sospeso le operazioni fino al 29 marzo, salvo proroghe.

È stato il governo locale del Canton Ticino a imporre il fermo di tutte le attività produttive non essenziali, con un provvedimento emesso venerdì e analogo a quello adottato nella vicinissima Italia.