Oro, ancora lontani i prezzi di Londra e New York

Oro, ancora lontani i prezzi di Londra e New York

Sul mercato dell’oro le acque si sono un po’ calmate, ma la carenza di metallo fisico è un problema ancora lontano dall’essere risolto. Dopo la giornata frenetica di martedì 24, lo scollamento tra le quotazioni al Comex e il prezzo spot a Londra è ancora presente e lo spread si mantiene elevato (30-40 dollari), benché più che dimezzato rispetto ai picchi della seduta precendente, quando si era spinto ai massimi da quarant’anni.

Sulla piazza londinese l’oro ha ripiegato intorno a 1.610 dollari l’oncia, contro 1.635 dollari in chiusura al Comex, dove la seduta si è chiusa con un ribasso dell’1,5%. È intanto proseguito il rally del platino e soprattutto del palladio, salito in alcune fasi di oltre il 25%, sopra 2.300 dollari l’oncia per la chiusura causa coronavirus delle miniere del Sudafrica.

La carenza di lingotti d’oro dipende maggiormente da altri fattori, in particolare dalle difficoltà logistiche, dallo stop di tre grandi raffinerie svizzere e dalle differenze tra le barre più diffuse a Londra e quelle accettate dalla borsa dei futures di New York.

Il Cme Group è stato sollecitato da alcune grandi banche e dalla London Bullion Market Association (Lbma) a modificare le regole, autorizzando anche la consegna di barre da 400 once e non solo da 100 once. Ma la sua risposta non ha soddisfatto gli operatori.

Piuttosto che cambiare i contratti esistenti, il Cme ha deciso di lanciarne una nuova versione (forse ad aprile), con specifiche meno rigorose per il sottostante: per il settlement andranno bene barre da 400 o 100 once e pure la kilobar (da 1 kg), molto diffusa in Asia.