OPS Intesa Sanpaolo: sì da soci bresciani Ubi Banca. Antitrust approva

OPS Intesa Sanpaolo: sì da soci bresciani Ubi Banca. Antitrust approva

Prosegue l’offerta pubblica di sottoscrizione lanciata da Intesa Sanpaolo (MI:ISP) nei confronti di Ubi Banca (MI:UBI), quando manca poco più di una settimana alla conclusione.

In attesa della data del 28 luglio, ultimo giorno disponibile per aderire salvo proroghe, i grandi soci di Ubi Banca iniziano a scoprire le loro carte. Tra i primi ad annunciare la sua posizione è stato il Sindacato azionisti che riunisce i soci bresciani di Ubi, detentori dell’8% del capitale.

Il Presidente Franco Polotti, infatti, ha annunciato il loro sì, nel corso di un’intervista al Giornale di Brescia. “Siamo per l’adesione alla proposte di Intesa”, dichiarava Polotti, spiegando di avere trovato nella proposta della banca guidata da Carlo Messina “le garanzie per maggiormente tutelare” gli interessi degli azionisti e del territorio di riferimento.

Nonostante la sua posizione, Polotti ha spiegato di attendersi un rilancio dell’offerta: “Non posso non pensare a un miglioramento dell’offerta”, dice sottolineando che quella attuale (17 azioni Intesa contro 10 Ubi) “non basta ai valori odierni di Borsa. Si assumerebbe il rischio concreto di restare a cavallo del 50% e questo non è né saggio né conveniente”.

Secondo Polotti, Intesa Sanpaolo “dovrebbe avere a disposizione, per un’operazione di tale importanza e valore, una cifra compatibile con i suoi dati patrimoniali” e “convincente per tutti noi”.

Gli altri grandi soci
Nella giornata di domani si dovrebbe riunire il cda della Fondazione Banca Monte di Lombardia che detiene il 4,96% del capitale di Ubi Banca.

Seppur parte del patto del Car, il quale ha espresso una posizione contraria all’OPS, nei giorni scorsi, il Presidente della Fondazione, Aldo Poli, aveva annunciato la sua disponibilità a valutare l’offerta di Intesa Sanpaolo.

“Siamo disponibili a valutare i termini dell’offerta”, affermava Poli, entrando in contrasto col Car, il quale aveva definito l’operazione “inadeguata” e “inaccettabile”.

Un altro membro del Car, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, e detentore del 5,91% del capitale Ubi Banca, dovrebbe riunione il suo cda nel corso della giornata di lunedì. Dopo il vertice interlocutorio di martedì scorso, l’ente aveva conferito il mandato al presidente Giandomenico Genta di proseguire nelle attività di istruttoria e interlocuzione con i vari soggetti coinvolti.

Sempre dal Car, il consiglio di amministrazione di Cattolica Assicurazioni (MI:CASS) aveva deciso di aderire all’OPS, “ritenuto il proprio interesse alla luce sia delle autorizzazioni di vigilanza ottenute dall’offerente, sia del comunicato dell’emittente, sia ancora dell’andamento del mercato, ha deliberato all’unanimità l’adesione di Cattolica stessa all’offerta pubblica di scambio lanciata da Banca Intesa San Paolo sulle azioni Ubi”, spiegava la nota diffusa dalla società.

Il fondatore del fondo londinese Parvus Asset Management Europe, socio di Ubi Banca con il 7,93% del capitale, Edoardo Mercadante, aveva spiegato all’agenzia Reuters che la valutazione sarà basato solo su logiche economiche.

La loro adesione all’offerta di Intesa Sanpaolo è arrivata da Coldiretti e Confapi tramite una pubblicità su alcuni quotidiani.

“Dalla filiera agroalimentare all’industria manifatturiera, le nostre aziende pensano in grande. Una grande banca serve per dare vita alle nostre idee. E’ per questo che Coldiretti e Confapi oggi sono insieme a sostegno del progetto Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, per dare credito al cuore e alle idee della nostra economia reale”, si legge nello spazio pubblicitario.

A che punto è l’Offerta Pubblica di Scambio
Nella data di ieri 16 luglio, sono state presentate 5.838.704 richieste di adesione, portando così il totale a 35.532.674 adesioni, pari al 3,106% dell’offerta.

L’offerta prevede lo scambio di 1,7 azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione Ubi portata in adesione, con Intesa Sanpaolo che punta a raggiungere almeno il 50% più un’azione Ubi. Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo, ha recentemente ribadito che l’offerta non sarà alzata.

Sulla questione è intervenuto Gaetano Micciché, presidente di Banca Imi, la controllata di Intesa Sanpaolo attiva nell’investment banking, che in un’intervista ha affermato: “Sono molto fiducioso sull’esito dell’operazione. E sono profondamente convinto dell’utilità della stessa per gli azionisti di Ubi”.

L’antitrust approva le condizioni
Nel frattempo, è arrivata l’autorizzazione delle condizioni da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, annunciata tramite un comunicato ufficiale.

“L’Autorità ha rilevato che l’operazione di concentrazione è idonea a produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante di ISP in alcuni mercati locali della raccolta bancaria, degli impieghi alle famiglie consumatrici e degli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese”, si legge nel comunicato.

Inoltre, l’Autorità “ha ritenuto che l’operazione possa costituire e/o rafforzare la posizione dominante di ISP nei mercati del risparmio amministrato, dei fondi comuni di investimento e della gestione su base individuale di patrimoni mobiliari (GPM) e in fondi (GPF), nonché nei mercati degli impieghi alle imprese di medie e grandi dimensioni e della distribuzione dei prodotti assicurativi rami vita, così da pregiudicare in modo sostanziale e durevole la concorrenza”.

Per questo motivo, l’Antitrst ha imposto a Intesa Sanpaolo “alcune misure di carattere strutturale per risolvere le preoccupazioni emerse in corso d’istruttoria riguardo ai possibili effetti anticoncorrenziali da essa derivanti. In particolare, ISP dovrà cedere oltre 500 sportelli bancari, numero ben superiore a quanto offerto originariamente. Le cessioni si dovranno realizzare nelle aree geografiche in cui si registrano le maggiori criticità concorrenziali e saranno rivolte a uno o più operatori indipendenti in grado di disciplinare la nuova “entità post merger”.