Mercato troppo severo con le banche italiane? 3 titoli da Morningstar

Mercato troppo severo con le banche italiane? 3 titoli da Morningstar

Di Mauro Speranza

Investing.com – La stagione degli utili a Piazza Affari ha mostrato come il lockdown sull’economia italiana e mondiale ha influito sulle performance delle società quotate in borsa, comprese le banche che non sono riuscite a resistere alla ‘tempesta’ del selloff generalizzato.

In particolare, abbiamo assistito ai conti dei primi tre mesi del 2020 di alcune tra le più importanti banche italiane quali Intesa Sanpaolo (MI:ISP), Unicredit e Mediobanca , sui quali ha pesato notevolmente la crisi economica da coronavirus, i cui effetti continueranno a impattare sulla loro attività.

Contemporaneamente, a Piazza Affari queste tre banche hanno visto crollare le loro quotazioni tra il 45% e il 55%, ma secondo gli esperti di Morningstar “gli attuali corsi azionari risentono di un eccessivo pessimismo da parte degli operatori”.

Questi istituti “ora sono scambiati a tassi di sconto elevati rispetto al faire value”, osservano questi esperti, e le quotazioni attuali “non valutano adeguatamente i risultati dell’ultimo trimestre e le prospettive di crescita future delle tre banche italiane”, aggiungono da Morningstar.

Intesa Sanpaolo

Il 19 febbraio, data che potremmo considerare l’inizio del selloff a Piazza Affari causato dalla diffondersi della pandemia da Covid-19, Intesa Sanpaolo (MI:ISP) quotava intorno quota 2,60 euro, mentre oggi scambia a 1,43 euro, prezzo quasi dimezzato.
Eppure i numeri di Intesa Sanpaolo nel primo trimestre del 2020 indicano un aumento dell’utile netto del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno anche grazie al forte contributo del segmento del trading alla crescita dei ricavi (+12%) e al calo del 3% dei costi operativi.

“Il management della banca torinese ha annunciato l’intenzione di distribuire il 75% degli utili del 2020, il 70% di quelli del 2021 e di pagare la cedola del 2019 ancora in sospeso in seguito alle indicazioni dell’organo di vigilanza della Bce”, “oltre alla volontà di proseguire con il piano di fusione con Ubi Banca (MI:UBI)”, spiega Johann Scholtz, analista azionario di Morningstar.

“Queste dichiarazioni sono segnali di forza che l’istituto di credito dà al mercato, ma avremmo preferito che Intesa si concentrasse sull’operazione di M&A in modo da risparmiare liquidità che potrebbe tornare utile in futuro”, aggiunge Scholtz.

Tra i fattori di forza dell’istituto torinese troviamo “il basso aumento dei crediti deteriorati nel primo trimestre, ma nonostante il management ostenti fiducia sullo stato di salute delle imprese italiane, migliore rispetto a quello del 2008, e sulle misure a sostegno dell’economie da parte del Governo italiano è lecito aspettarsi un aumento dei prestiti insoluti”, sottolinea l’esperto.

“Sulla base delle nostre previsioni per i prossimi cinque anni, che indicano una crescita media degli utili per azione del 5%, stimiamo un fair value pari a 2,10 euro”, secondo il report aggiornato al 7 maggio 2020 elaborato da Morningstar.

Mediobanca
Mediobanca (MI:MDBI) parte dai 9,75 euro del 19 febbraio fino ad arrivare 5,19 odierni, anche in questo caso avvicinandosi al dimezzamento delle sue quotazioni.
Il secondo trimestre del 2020 (che termina a giugno) di Mediobanca vede il dimezzamento degli utili netti, scesi da 176 a 85 milioni di euro, per effetto dell’aumento delle rettifiche sui crediti e dell’incremento delle svalutazioni. Tuttavia, il margine da interesse è cresciuto del 4%, le commissioni hanno registrato un +7%, i costi operativi sono rimasti stabili e la qualità del credito è rimasta solida, con la percentuale dei crediti deteriorati addirittura in calo.

Secondo Scholtz, “Mediobanca ha una significativa esposizione all’economia italiana, considerato che la quasi totalità dei prestiti alle famiglie è concessa sul territorio nazionale, per questo ci aspettiamo che la banca aumenti gli accantonamenti per perdite su crediti durante tutto il periodo fiscale 2020 fino a raggiungere il picco massimo nell’esercizio 2021 e ipotizziamo anche un incremento delle perdite su crediti”.

“Diversamente da molti dei suoi competitor”, sottolinea l’esperto, “il forte posizionamento nel segmento della gestione patrimoniale le permetterà nei prossimi anni di beneficiare di una crescita attesa dei ricavi non di interesse”.

Scholtz stima un “fair value pari a 9 euro”, tenendo “conto della partecipazione del 13% nel capitale sociale di Generali (MI:GASI) (valutata circa 4 euro) ed è pari a 0,8 volte il book value della banca nel 2019 e a 10 volte l’utile atteso per il 2020” (report aggiornato all’11 maggio 2020).

Unicredit
Anche nel caso della banca milanese, il confronto con il ‘fatidico’ 19 febbraio appare impietoso. Le azioni di Unicredit (MI:CRDI), infatti, passano dai 14,13 euro agli odierni 6,53, risultando più che dimezzati.
Unicredit ha registrato nel primo trimestre una perdita di 2,8 miliardi di euro, superiore alle attese del consensus del mercato. Nei primi tre mesi del 2020 la banca ha dovuto registrate la minusvalenza sulla cessione di una quota del capitale della banca turca Yapi Kredi e i costi relativi al piano di ristrutturazione, ma nonostante queste voci straordinarie, dicono gli analisti, il risultato netto sarebbe stato comunque negativo a causa del forte incremento degli accantonamenti per le perdite sui crediti e della contrazione dei ricavi (-8%) in seguito al drastico calo delle entrate provenienti dalle attività di trading.

“Per il 2020 ci aspettiamo una forte diminuzione della redditività a causa dell’aumento degli accantonamenti per perdite su prestiti, dei costi di ristrutturazione aziendale e delle ricadute del deterioramento dell’economia domestica. Tuttavia, nei due anni successivi, quando l’impatto delle voci straordinarie diminuirà in maniera sensibile, prevediamo una forte ripresa degli utili. In base a queste ipotesi stimiamo un fair value pari a 12 euro”, conclude Scholtz (report aggiornato al 6 maggio 2020).