Mediaset, da giudice Milano no a stop Mfe chiesto da Vivendi

Mediaset, da giudice Milano no a stop Mfe chiesto da Vivendi

di Elvira Pollina

MILANO (Reuters) – Il tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di sospensione cautelare presentata da Vivendi (PA:VIV) sull’operazione di riassetto della attività italiane e spagnole di Mediaset (MI:MS) sotto la holding olandese MediaforEurope.

E’ quanto emerge dal provvedimento emesso stamane dalla giudice Elena Riva Crugnola, che Reuters ha potuto visionare, e che aumenta potenzialmente le chances di Mediaset di realizzare la propria riorganizzazione.

Dalla lettura del provvedimento emerge che, nelle valutazioni della giudice, un eventuale accoglimento della richiesta di sospensione cautelare avrebbe comportato per Mediaset un “pregiudizio irreparabile”, mentre il minor peso della partecipazione dei soci di minoranza, lamentato da Vivendi, potrebbe essere “suscettibile di rimedi risarcitori”.

Vivendi ha annunciato che presenterà ricorso contro l’odierna decisione del tribunale di Milano, mentre Mediaset in una nota, in cui conferma il provvedimento del giudice, ha ribadito che il progetto è confermato e prosegue.

Il titolo Mediaset, dopo aver toccato in mattinata nuovi minimi da oltre tre anni, ha accelerato al rialzo per poi archiviare la seduta in rialzo dello 0,9% circa. Da inizio il titolo ha lasciato sul terreno il 9%.

MFE, UN PERCORSO ACCIDENTATO

L’operazione Mfe resta comunque al momento sospesa in attesa della decisione del giudice sul ricorso in appello di Mediaset in Spagna, dove in ottobre un tribunale aveva accolto la richiesta di sospensione cautelare del gruppo francese.

Quest’ultimo contesta il riassetto, a suo dire volto unicamente ad aumentare la presa di Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, sulla società, tramite un sistema di governance che prevede un sistema di voto multiplo.

Mediaset, invece, ritiene la realizzazione di Mfe un passaggio fondamentale per avviare un dialogo con altre emittenti e creare un polo televisivo pan-europeo.

FRONTE SPAGNOLO

Il rigetto dell’istanza di sospensione cautelare di Vivendi, che è il secondo principale azionista di Mediaset, potrebbe facilitare il percorso di Mfe anche in Spagna, ribaltando in appello la sospensione cautelare decisa in ottobre.

Secondo quanto previsto dalla normativa olandese, Mediaset ha tempo fino al 19 marzo per completare la fusione.

Nel tentativo di portare avanti il suo piano, deliberato a settembre, Mediaset lo scorso 10 gennaio ha approvato alcuni cambiamenti allo statuto di Mfe, eliminando alcune clausole relative al sistema di governance potenzialmente discriminatorie nei confronti di Vivendi, su indicazione dello stesso tribunale di Milano.

Tuttavia il gruppo francese, dopo aver chiesto la sospensione del via libera al progetto Mfe dell’assemblea dei soci Mediaset del 4 settembre scorso, ha presentato nei giorni scorsi un ricorso cautelare per la sospensione dell’esecuzione della delibera del 10 gennaio. Entrambe le istanze sono state respinte dal giudice con il provvedimento odierno.

L’assemblea della controllata spagnola Mediaset Espana voterà le modifiche allo statuto di Mfe il 5 febbraio, mentre il giorno successivo, secondo quanto emerge dal provvedimento del giudice di Milano, è stata fissata l’udienza di discussione relativa all’impugnazione dell’ordinanza in primo grado in Spagna.

UN LUNGO CONTENZIOSO

Mediaset, controllata dalla famiglia dell’ex premier Silvio Berlusconi, e Vivendi sono impegnate in una battaglia legale che si trascina dal 2016, a seguito del mancato acquisto da parte di Vivendi della pay tv Premium.

In seguito Vivendi, che ha una quota del 24% in Telecom Italia (MI:TLIT), ha costruito la propria partecipazione del 29% nel gruppo televisivo italiano, quota che Mediaset ritiene ostile ed illegittima.

Due terzi di quella quota sono stati trasferiti in un trust, Simon Fiduciaria, a seguito di una delibera AgCom, che ha rilevato una violazione della normativa italiana che limita le partecipazioni incrociate tra gruppi media e tlc.

(Elvira Pollina, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)