Massima tensione USA-Cina: dimezzate le possibilità di un accordo

Massima tensione USA-Cina: dimezzate le possibilità di un accordo

Versione originale di Laura Sánchez – traduzione a cura di Investing.com

Investing.com – Resta l’incertezza sulla guerra comerrciale tra USA e Cina. Oggi i mercati europei si aggrappano ai diversi dati PMI diffusi questa mattina relativi ai paesi della zona euro per cercare di recuperare posizioni e recuperare dalle cadute di questa settimana.

Link Securities fa eco agli ultimi messaggi degli Stati Uniti, come “l’annuncio da parte di un canale televisivo, che l’amministrazione Trump sta procedendo con i suoi piani per attuare tariffe aggiuntive su 156 miliardi di dollari di prodotti importati dalla Cina. A questo, si aggiungono le dichiarazioni del Segretario al Commercio Wilburg Ross, in cui ha sottolineato che non vi è alcuna riunione di alto livello prevista prima del 15 dicembre (la data in cui le nuove tariffe statunitensi alla Cina entrerebbe in vigore)”.

Inoltre, secondo la Reuters, Ross ha affermato che raggiungere un accordo questo dicembre o dicembre 2020 è meno importante che raggiungere un accordo appropriato.

Attacchi dal Xinjiang
“Come se fosse stato poco il caos per la legge su Hong Kong, ieri il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una nuova misura contro le violazioni dei diritti umani nella provincia cinese dello Xinjiang. Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha definito “idioti e ignoranti” i politici che hanno approvato la legge. Non sono parole comuni nel linguaggio diplomatico, il che ci mostra il grado di deterioramento che si registra in questo momento nelle relazioni tra i due”, spiega José Luis Cárpatos, CEO di Serenity Markets.

Secondo Link Securities, “la legge richiederebbe al presidente Trump di sanzionare i funzionari del governo cinese responsabili della repressione degli Uiguri, così come la restrizione all’esportazione dei dispositivi utilizzati per spiare gli uiguri o altri cittadini cinesi. I legislatori cercheranno di riconciliare le diverse versioni in un’unica legge che potrà essere approvata dal Congresso entro la fine di quest’anno”.

La Cina è stata rapida a rispondere a questo nuovo ordine da parte dell’amministrazione Trump. Secondo i media cinesi, come l’agenzia Xinhua o il South China Morning Post , il gigante asiatico ha mostrato il suo totale rifiuto a questa misura e non esclude contromisure. Il Global Times lo ha annunciato anche su Twitter
Inoltre, Hu Xijin, caporedattore di questo mezzo di comunicazione, ha fatto riferimento a questo problema anche nel suo resoconto personale di questo social network:
Non c’e’ fretta di firmare un accordo commerciale
Con le dichiarazioni di Trump di ieri, secondo cui non aveva fissato un calendario per la firma di un accordo con la Cina, il gigante asiatico ha fatto lo stesso oggi. “Non fisseremo alcuna scadenza o scadenza per un accordo commerciale con gli Stati Uniti, ha detto il Ministero degli Affari Esteri della Cina”, osserva José Luis Cárpatos.

Cosa dicono gli analisti
“Donald Trump è davvero serio quando dice di non avere problemi ad aspettare la sua rielezione per negoziare un accordo commerciale? La conferma arriverebbe nel caso in cui 15 dicembre le tariffe annunciate dovessero essere imposte alla Cina. Ma se tra oggi e il questo non dovesse accadere, allora le recenti parole di Trump si rivelerebbero solo tattica pre negoziati”, spiegava David Lafferty, Chief Markets Strategist di Natixis Investment Managers.

“In questo momento, le dichiarazioni di Trump sembrano serie, in quanto il Presidente sta pensando più alla sua rielezione che a qualsiasi altra cosa. E va tenuto presente che due settori che offrono un sostegno sostanziale a Trump nelle sue possibilità di essere rieletto sono l’agricoltura e l’industria, quindi egli sarà molto preoccupato se questi due settori cominciano ad essere colpiti. Ma non ancora non abbiamo la risposta”, aggiunge.

Link Securities ritiene che “questo nuovo ‘giro di vite’ al conflitto commerciale tra le due grandi potenze economiche mondiali, fa parte delle strategie negoziali di entrambe le parti, e che alla fine finiranno per chiudere un accordo, dal momento che entrambi i paesi ne hanno molto bisogno”.

Lo stesso parere è espresso da Renta 4. “Nel caso in cui le tariffe del 15 dicembre entrino in vigore, le probabilità di una firma anticipata della prima fase dell’accordo sarebbero sostanzialmente ridotte, anche se queste dimostrazioni possono far parte del modo di negoziare statunitense”.

Comunque sia, la verità è che, secondo José Luis Cárpatos, di Serenity Markets, “è passato dal dare più del 70% delle possibilità in novembre ad un accordo, all’attuale 35%”.

Fuga verso il mercato obbligazionario

Questa incertezza dei mercati ha indotto gli investitori a rifugiarsi nuovamente nel mercato obbligazionario. “Di fronte all’aumento della retorica commerciale, gli investitori si sono rivolti ieri al mercato obbligazionario, specialmente ai titoli più sicuri. Così, i titoli del Tesoro USA a 10 anni sono arrivato all’1,70% e il Bund tedesco segna -0,36%, quando poco tempo fa si avvicinavano rispettivamente all’1,80% e al -0,25%.