Lagarde resiste alla contrarietà della Germania al nuovo QE

Lagarde resiste alla contrarietà della Germania al nuovo QE

Di Mauro Speranza

Investing.com – Alla fine la Banca centrale europea è intervenuta nuovamente per cercare di garantire la liquidità sul mercato, immettendo altri 750 miliardi di euro, dopo che il meeting del 12 marzo aveva deluso le attese in quanto i tassi di interesse erano stati lasciati invariati e il Quantitative Easing deciso si fermava a 120 miliardi.

Proprio nella conferenza stampa post meeting, Lagarde si lasciava andare ad un “non siamo qui per ridurre gli spread, non è la funzione della Bce. Ci sono altri mezzi per questo e ci sono altri attori per operare con questi argomenti”, facendo così rimpiangere il più ‘guardingo’ Mario Draghi.

Gaffe che aveva scatenato l’attacco all’istituto centrale, accusato, come spesso in passato, di fare gli interessi dei tedeschi a scapito dei paesi mediterranei, tra cui anche l’Italia.

“Tempi straordinari richiedono misure straordinarie”, spiegava la Presidente della BCE, Christine Lagarde, cercando così di recuperare nei giorni successivi, tra l’esplosione dello spread, arrivato sopra i 300 punti e i mercati in preda alla volatilità.

Le cronache della riunione fuori programma con cui il consiglio direttivo della BCE aveva approvato il nuovo pacchetto, raccontano di come Lagarde abbia respinto le obiezioni sollevate dalla Germania (e dall’Olanda) tramite i suoi due rappresentanti, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, e il membro del Comitato esecutivo, Isabel Schnabel.

Il nuovo ‘bazooka’ della BCE, dunque, è stato approvato a maggioranza, incuranti della contrarietà delle componenti tedesche e olandesi, così come fatto anche in passato, ad esempio quando Weber e Stark votarono contro l’intervento a favore della Grecia nel 2010, o nell’agosto 2011 quando si decise di intervenire nell’acquisto di titoli di stato italiani e spagnoli.

Il parere di un ex esponente della BCE
Secondo Lorenzo Bini Smaghi, un economista italiano, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea dal giugno 2005 al 10 novembre 2011, quanto è accaduto nella riunione del direttivo della BCE “dimostra l’infondatezza dei sospetti che erano stati sollevati in Italia secondo cui l’errore di comunicazione svolto dal Presidente della BCE fosse mosso dal tentativo di creare difficoltà all’Italia o addirittura di favorire strategia finanziarie con l’obiettivo di “accaparrarsi i gioielli di famiglia italiani”.

Inoltre, prosegue Bini Smaghi, si smentisce anche “l’infondatezza delle tesi secondo cui la BCE sarebbe paralizzata, o dominata, dai membri tedeschi del Comitato direttivo della BCE” e “vale la pena ricordare che prima dell’euro era la Bundesbank a prendere le principali decisioni di politica monetaria, e le altre banche centrali si adeguavano poco dopo”.

“Ci si dimentica forse un po’ presto che prima della gaffe della Lagarde lo spread italiano era già più elevato di quello di altri paesi come la Spagna e il Portogallo, ed era cominciato a salire per effetti che niente hanno a che vedere con l’Europa o la BCE”, sottolinea l’economista.

“Questi derivano dalle incertezze politiche interne, dai continui richiami di alcuni esponenti politici all’uscita dall’euro, dalle difficoltà del paese di crescere negli ultimi anni e dall’elevato debito pubblico, che non è sceso nemmeno negli anni di crescita economica”, conclude Bini Smaghi.