La difficoltà di mining di BTC è diminuita del 15,95%: contrazione in arrivo?

La difficoltà di mining di BTC è diminuita del 15,95%: contrazione in arrivo?

Ieri la difficoltà di mining di Bitcoin è diminuita del 15,95%: viene da molti considerato un segnale estremamente negativo per il prezzo
Ieri la difficoltà di mining di Bitcoin è diminuita del 15,95%: si tratta della seconda riduzione più grande di sempre. L’ultima volta che abbiamo assistito ad un simile calo della difficoltà, il prezzo di Bitcoin è crollato di oltre il 50%.

Difficoltà di mining: cos’è?
Il network di Bitcoin modifica automaticamente la propria difficoltà di mining ogni 2016 blocchi: in altre parole, approssimativamente ogni due settimane. La rete adatta periodicamente la difficoltà in base all’hash rate complessivo, così da garantire la creazione di un nuovo blocco ogni circa dieci minuti.

Se nelle ultime due settimane l’hash rate è aumentato, la difficoltà di mining cresce in maniera corrispondente. Se al contrario l’hash rate è diminuito, il mining diventa più semplice. Quest’ultimo evento non si verifica molto spesso, e viene da molti considerato un indicatore estremamente negativo per il prezzo di Bitcoin.

La storia recente
L’ultima riduzione della difficoltà è avvenuta in data 25 febbraio, quando il prezzo di Bitcoin si trovava a quota 9.989$: tre giorni dopo ha subito un calo fino a 8.785$, e il 14 marzo un crollo a 4.830$. In appena venti giorni Bitcoin ha quindi perso il 52% del proprio valore.
Prima ancora, la difficoltà era diminuita in data 7 novembre 2019. Allora Bitcoin oscillava attorno ai 9.300$, e venti giorni dopo il prezzo è diminuito fino a raggiungere i 6.907$: una contrazione del 25%.

I miner si arrendono e vendono
Potrebbe trattarsi di una coincidenza, ma i dati storici dimostrano che si tratta di un trend molto comune: nel settore viene definito “ciclo di capitolazione dei miner”.

Supponiamo che ad un certo punto il mining diventi molto redditizio. Questo spinge ulteriori miner ad unirsi al network, incrementando l’hash rate e, di conseguenza, la difficoltà. Questo riduce i margini di guadagno, ma il mining continua ad essere redditizio e quindi sempre più utenti decidono di svolgere tale attività.

Il ciclo continua fino a che una percentuale relativamente alta dei miner non può più continuare, ed inizia a vendere una quantità sempre maggiore dei BTC appena minati. Questo causa un incremento dell’offerta di BTC sul mercato, e ad un certo punto i miner più deboli sono costretti alla capitolazione e all’interruzione delle attività. L’hashrate quindi diminuisce e la difficoltà registra un reset verso il basso.

Philip Salter, Head of Operations presso Genesis Mining, ha commentato riguardo a questa situazione:

“Non è molto diverso dai mercati tradizionali, dove devi vendere tutto per continuare le operazioni e saldare i debiti. I miner devono pagare le bollette, pagare per l’elettricità e le operazioni. E se le tue spese sono in dollari, quando il prezzo di Bitcoin si abbassa è necessario vendere più criptovalute per continuare.”

Nelle prossime settimane vedremo se questa teoria si rivelerà ancora una volta valida.