Investire nei petroliferi: rischio approvvigionamento e le opportunità

Investire nei petroliferi: rischio approvvigionamento e le opportunità

Investing.com – La maggior parte delle attuali fonti di approvvigionamento petrolifero dell’Unione europea potrebbe diminuire entro il 2030, secondo un’analisi di Shift Project basato sulle stime relative alla futura capacità di produzione globale di petrolio effettuate dall’agenzia di intelligence del mercato norvegese Rystad Energy.

Secondo questo studio, infatti, la UE potrebbe vedere una contrazione fino all’8% del volume totale delle sue attuali fonti tra il 2019 e il 2030 e il calo non sarebbe controbilanciato dalla diminuzione del consumo di greggio nel vecchio continente.

In particolare, il calo di produzione arriverebbe dalla Russia, dai paesi dell’ex URSS e dall’Africa, che insieme rappresentano il 50% dell’importazione petrolifera dell’UE, in declino ‘sistematico’ nel 2019.

“La crescita della produzione prevista da Rystad dipende in larga misura dallo sviluppo di scoperte petrolifere il cui potenziale tecnico ed economico non è ancora stato valutato, o da ipotetiche scoperte future”, sottolinea lo studio. “Di conseguenza, gran parte di queste crescite attese comporta un significativo grado di incertezza, intrinsecamente superiore al grado di incertezza dei cali attesi, in quanto quest’ultimo è indotto da un’evoluzione nota e misurata con precisione della produzione ‘matura’ esistente”, aggiungono gli esperti.

Inoltre, si aggiungono ulteriori rischi derivati “dall’estrema volatilità dei prezzi del greggio osservata nell’ultimo decennio, che complica e rende più difficili e incerte le politiche di investimento delle petroliere”, a cui si aggiunte “la forte crescita della domanda attesa da Asia e Africa, due continenti la cui produzione è prevista in calo, secondo Rystad e l’Agenzia Internazionale per l’Energia”.

Mentre è probabile che nel corso del decennio vengano imposti all’UE, direttamente o indirettamente, gravi vincoli alla produzione petrolifera mondiale, il verificarsi di tali vincoli sembra inesorabile oltre il 2030.

Il rischio rappresenta un motivo in più per attuare senza indugio e con ambizione le politiche e le misure pubbliche proposte dall’European Green Deal e dalla Convenzione dei cittadini sul clima.

“Io penso che questo studio sia piuttosto un pungolo all’Unione europea per non abbandonare quel processo di riconversione verso le energie rinnovabili, visto che in questo momento a causa dei bassi prezzi del petrolio questo viene disincentivato”, spiega Maurizio Mazziero, esperto di materie prime e fondatore della Mazziero Research.

“A mio avviso di petrolio ce ne sarà sempre, dipende a quale prezzo”, aggiunge Mazziero, sottolineando come “i cali hanno arrestato gli investimenti delle aziende petrolifere: un problema che diverrà evidente a livello globale tra la fine di quest’anno e il primo semestre 2021 quando la domanda tornerà ai livelli precedenti e ci troveremo in assenza di investimenti per potenziare l’estrazione petrolifera”.

La decarbonizzazione e le occasioni per investire
“Negli ultimi 10 anni l’utilizzo delle rinnovabili ha fatto passi da gigante, con un incremento pari al 135% e un tasso di crescita medio annuo dell’11%”, mentre “la produzione di energia elettrica, i combustibili fossili sono solo al 38%”.

Secondo questo esperto “l’Europa proseguirà su questa strada, in quanto parte del recovery fund è già stato destinato a rafforzare il programma decennale di transizione: si tratta della prova che l’Europa non devia da questa strada, nonostante alcune resistenze come la Germania (¼ del carbone prodotto in Europa)” e “sono convinto che le energie rinnovabili andranno a sostituire una parte sempre più importante del combustibile fosse, si tratta di una tendenza di lungo termine non più arrestabile”.

Portafoglio petrolifero
Agli investitori che vorrebbero puntare sul settore petrolifero, Mazziero ricorda che questo “è stato indebolito dal Covid-19, ci sono delle opportunità ma solo sulle singole società, ma se si investe in panieri (ETF settoriali) è meglio attendere il recupero della domanda globale di petrolio”.

Al contrario, Mazziero ritiene “più favorevole il comparto delle nuove energie, come ad esempio le batterie, comprendendo sia i produttori che i soggetti che si occupano del riciclo, e in generale è meglio rivolgersi ad una selezione Green, ovvero quelle che rientrano nella categoria ESG (sostenibilità sociale e ambientale)”.

Investimento, però, da non effettuare con un’ottica da breve periodo. “La prima scelta deve andare ai criteri ESG, tra cui le società leader della transizione energetica, ma su un arco temporale lungo, in quanto tale transizione non sarà breve”, conclude Mazziero.