Il coronavirus colpisce Moncler e il titolo affonda

Il coronavirus colpisce Moncler e il titolo affonda

Investing.com – Giornata di vendite sul titolo Moncler (MI:MONC) a Piazza Affari dopo la diffusione dei dati sul 2019 arrivata ieri a mercati chiusi, che non hanno attutito l’effetto dell’impatto del coronavirus sul gruppo.

Moncler (MI:MONC) cede oltre il 2% con le azioni che scendono a 38,60 euro, nettamente in controtendenza rispetto al Ftse Mib che prosegue gli scambi in verde.
Il gruppo dei piumini ha comunicato un 2019 con una crescita dei ricavi pari al 13% rispetto all’anno precedente, salendo a 574,8 milioni di euro. In aumento anche l’utile netto mettendo a segno un +9% a 361,5 milioni di euro, risultato migliore dei precedenti 332,4 milioni.

Secondo Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato, si tratta di “risultati importanti “ottenuti anche grazie a un’organizzazione che in questi anni è diventata ancora più agile, flessibile ed efficace”.

“Moncler (MI:MONC) è un’azienda in continua evoluzione, dobbiamo continuare questo viaggio, anche con il coraggio di lasciare strade sicure e conosciute e la consapevolezza che a volte il sentiero muta improvvisamente”, spiegava Ruffini.

Nella nota che accompagnava i dati di bilancio, il gruppo sta risentendo degli effetti del coronavirus e ha comunicato di “aver “già intrapreso azioni per rinviare alcuni progetti e investimenti mantenendo solo quelli essenziali per continuare a rafforzare il brand”.

Se Ruffini si diceva “vicino ai nostri colleghi e al popolo cinese”, restava il suo scetticismo sul futuro. “E’ difficile oggi fare previsioni sugli impatti nell’esercizio in corso”, ma confermava che gli shopping mall e i negozi Moncler (MI:MONC) cinesi ne stanno subendo in questi giorni le pesanti conseguenze (traffico in calo dell’80%, secondo i primi dati).

L’Asia rappresenta un mercato importante per Moncler (MI:MONC), in quanto nel 2019 ha rappresentato il 43,9% del totale del fatturato, segnando una crescita del 13% a cambi costanti, controbilanciando il rallentamento dei risultati ottenuti a Hong Kong arrivati a causa delle frizioni sociali e politiche in corso dallo scorso luglio, con il conseguente calo del turismo.

“Proprio in questi momenti”, conclude Ruffini, “le aziende devono dimostrare la loro capacità di reagire tempestivamente di fronte a scenari mutati”.