Idee di investimento – Azioni – 3 febbraio 2020

Idee di investimento – Azioni – 3 febbraio 2020

Nel breve l’evoluzione del coronavirus guiderà i mercati con possibile ricadute positive sui settori salute, utilities ed energia. Nel medio termine, mentre l’Asia resta attraente, possibili sorprese potrebbe giungere da industriali e finanziari
CORONAVIRUS, TROPPO PRESTO PER POSIZIONARSI SUI SETTORI CHE VERREBBERO FAVORITI
Anche se la situazione è in rapida evoluzione, i grandi gestori, come Pictet AM, riflettono sull’impatto possibile del coronavirus sulle scelte di posizionamento. In caso di forti vendite nel breve termine su titoli specifici, Pictet AM le considererà come opportunità di acquisto, che verranno comunque rigorosamente valutate sulla base di una filosofia di investimento che valuta le aziende sulle capacità di generare flussi di cassa robusti e sostenibili indipendentemente dagli utili. Ma, come avverte nell’articolo Investire nei titoli favoriti dal coronavirus? È ancora troppo presto Kiran Nandra, senior product specialist di Pictet AM, prima di individuare vere opportunità di acquisto, bisogna arrivare al punto in cui ci sia una stabilizzazione: se prendiamo a confronto la SARS, gli indici azionari hanno toccato il fondo quando il numero di nuovi casi si è stabilizzato. La conclusione di Pictet AM è che c’è ancora tempo per assistere alla stabilizzazione e cogliere le opportunità. La casa d’investimento prevede che il settore della salute sia ovviamente il principale beneficiario, ma anche settori più difensivi come i servizi di pubblica utilità o l’energia dovrebbero trarre vantaggio, mentre ad essere messi dura prova dovrebbero probabilmente essere quelli correlati ai consumi e ai viaggi.

INDUSTRIALI, ENERGIA E FINANZIARI POTREBBERO SORPRENDERE IN POSITIVO
A proposito di settori, Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi asset Italia di GAM (Italia) Sgr, reputa interessanti le valutazioni di quelli industriali, energia e finanziari. Negli ultimi anni i titoli “quality growth”, caratterizzati da consistenti flussi finanziari e che hanno un modello di business in grado di generarli anche in futuro, hanno dominato il mercato azionario. Ma qualcosa potrebbe presto cambiare e permettere ai settori ciclici – industriali, finanziari ed energia pe rl’appunto – di sorprendere in positivo. E’ quello che sostiene nell’articolo Equity: in arrivo possibili sorprese da industriali, energia e finanziari Mauri Brusa, secondo il quale questi settori, oltre a un significativo differenziale positivo in termini di valutazione rispetto agli altri settori, potrebbero risultare i maggiori beneficiari di un quadro macro tendenzialmente più favorevole. L’esperto, tuttavia, suggerisce di controllare l’evoluzione dell’epidemia di coronavirus cinese che potrebbe avere conseguenze più serie sull’economia nel breve periodo, con implicazioni negative sui consumi. “Va tuttavia segnalato che, diversamente dal passato, le autorità di Pechino si sono immediatamente attivate per contenerne la diffusione”, conclude Mauri Brusa.

IL CALO DEL PREZZO DEL PETROLIO SEMBRA ECCESSIVO
Restiamo in tema di coronavirus. Tra le asset class più colpite dalle preoccupazioni scaturite con la diffusione dell’epidemia cinese c’è il petrolio sia nella versione Brent (-10,4%) che in quella americana WTI (-9,8%), persino peggiore dell’indice azionario Ftse China A50 (-8,1%). Tuttavia, come sottolinea nell’articolo Effetto coronavirus su petrolio e materie prime: il ribasso sembra eccessivo Michel Salden, portfolio manager commodities di Vontobel Asset Management, il mercato sta attribuendo alle conseguenze del coronavirus sul mercato del greggio implicazioni maggiori rispetto ad altri fattori. “È vero che gli effetti della nuova epidemia virale cinese potrebbero comportare una contrazione della domanda di petrolio equivalente a 0,2-0,3 milioni di barili al giorno (mbpd), ma è ancora più vero che il mercato sta trascurando la perdita totale di produzione in Libia (pari a circa -1,5 mbpd)”, specifica Salden. Secondo il quale il calo del prezzo del petrolio di quest’anno (pari a -14% dal picco), può considerarsi eccessivo rispetto alla leggera correzione dei mercati azionari globali, il cui calo è stato limitato finora a pochi punti percentuali.

UN’OPPORTUNITÀ PER ACQUISTARE ASIA
In ogni caso, presupponendo che anche stavolta la situazione finisca con il normalizzarsi, Soo Nam Ng, responsabile azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments, si dice convinto nell’articolo “Le azioni asiatiche erano sottovalutate già prima del coronavirus” che l’epidemia possa rappresentare una opportunità per gli investitori di acquistare in Asia. Per l’esperto, se i fattori macroeconomici o geopolitici escluderanno sorprese negative, le condizioni sembrano mature per un impatto favorevole sui profitti futuri delle aziende asiatiche, dopo un biennio nel quale le spese per gli investimenti e i costi sono stati frenati dalle guerre commerciali. Entrando più nello specifico, Soo Nam Ng indica Corea del Sud e Taiwan come i Paesi che potranno beneficiare al meglio della diffusione del 5G che comporterà un aumento della domanda di portatili, apparecchiature di rete, e componenti elettronici di alta qualità: questi ultimi trarranno vantaggio anche dal maggiore contenuto elettronico nelle nuove auto. Diverso il discorso per l’India e la Cina. Per la prima sarà cruciale la capacità delle recenti misure politiche di invertire l’attuale decelerazione della crescita economica. Nel caso invece della Cina, continuerà ad esercitare una minaccia la disputa con Washington che è sempre più evidente essere non tanto – o non soltanto – di tipo commerciale ma soprattutto di leadership tecnologica.

BAT VS FAANG
La sfida infinita tra Usa e Cina per il predominio nell’economia mondiale riguarda infatti anche – e soprattutto – le grandi aziende tecnologiche. Gli schieramenti in campo sono rappresentati da due acronimi: Faang da una parte (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) e Bat dall’altra (Baidu, Alibaba e Tencent). A questo proposito, secondo Swetha Ramachandran, expert in luxury brands, e Amanda Lyons, expert technology di GAM Investments, la prima differenza tra le aziende cinesi e quelle americane riguarda l’evoluzione. Se negli Usa i Faang hanno mostrato una crescita omogenea e continua, in Cina i Bat si muovono in un contesto in continua evoluzione. “L’e-commerce cinese rimane guidato principalmente dalle piattaforme – commentano Ramachandran e Lyons nell’articolo Bat vs Faang, la sfida Cina-Usa passa anche per i big della tecnologia – con Alibaba che ha una quota di mercato del 62% e JD del 24%. Combinato con l’elevata penetrazione dei mobile wallet, a nostro avviso, questo fenomeno ha una forte spinta per veicolare il potere di spesa dei consumatori delle città di fascia più bassa, che parte da livelli bassi”. Una sorta di effetto “upgrade dei consumi” che è stato confermato anche dal Single’s Day dello scorso anno, che ha segnato molti record nell’e-commerce cinese. Alibaba ha registrato volumi di vendita pari a 38 miliardi di dollari (+26% rispetto all’anno precedente) nel corso di ventiquattro ore, mentre brand internazionali come Estée Lauder, Nike e L’Oréal hanno fatturato più di un miliardo di yuan (143 milioni di dollari) sulla piattaforma di Alibaba durante l’evento.