Green bond, un mercato da quasi 600 miliardi di euro e tanta strada ancora da fare

Green bond, un mercato da quasi 600 miliardi di euro e tanta strada ancora da fare

Dal primo green bond emesso nel 2007, il mercato delle obbligazioni verdi ha raggiunto i 574 miliardi di euro. Ma i margini di crescita sono ancora molto elevati
Hanno compiuto dodici anni, ma hanno ancora un lungo percorso davanti. Stiamo parlando dei green bond la cui prima emissione – Climate Awareness Bond – fu collocata sul mercato nel 2007 dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Da allora il mercato delle obbligazioni “verdi” ha accelerato raggiungendo un controvalore complessivo di 574 miliardi di euro, 200 dei quali emessi lo scorso anno. Con questo ritmo, il traguardo del miliardo di euro sembra prossimo.

UN NOTEVOLE POTENZIALE DI ESPANSIONE
“Tuttavia” precisano gli esperti di Mirova, affiliata di Natixis Investment Managers, “se si confronta questo volume con il controvalore dell’intero mercato obbligazionario pari a 115mila miliardi di dollari, si constata come rappresenti ancora soltanto lo 0,5% dei bond in circolazione: come dire che esiste un notevole potenziale di espansione per i green bond, non ancora sufficientemente sfruttati”.

UN’OFFERTA IN DIVERSI FORMATI, RATING E LIVELLI DI SUBORDINAZIONE
Un potenziale di crescita che si basa non più soltanto su una minoranza di società europee, pioniere in questo campo, ma su una molteplicità di emittenti che garantiscono un’offerta in diversi formati, rating o livelli di subordinazione. Sono state emessi per esempio bond senior, obbligazioni garantite, debiti subordinati, emissioni ibride, green Tier 2 degli assicuratori e delle banche. E, inoltre, anche titoli conformi ai principi della finanza islamica e persino un contingent convertible bond (CoCo/AT1) di Kookmin Bank attraverso investimenti privati in Corea.

OBBLIGAZIONI DI TRANSIZIONE
Lo scorso anno le innovazioni nel campo dei ‘green bond’ hanno evidenziato alcune importanti trasformazioni caratterizzate da vincoli contrattuali più stringenti. E’ il caso, ad esempio, delle obbligazioni collegate agli Obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite (SDG) e delle obbligazioni di transizione. Queste ultime, in particolare, sono pensate per aiutare le società che non sono ancora «verdi» e che incontrano difficoltà a vedere riconosciute le proprie emissioni come bond sostenibili di qualità: per esempio possono offrire una cedola maggiorata se l’azienda non raggiungesse un determinato obiettivo di energia rinnovabile.
L’IMPORTANZA DI SELEZIONARE EMITTENTI E SINGOLE EMISSIONI
L’onda obbligazionaria verde vede ormai rappresentati un gran numero di settori, se non tutti, permettendo al mercato di crescere e diversificare l’offerta. In parallelo, diventerà sempre più importante la selezione degli emittenti e anche delle singole emissioni per evitare bond collocati in modo opportunistico da aziende con il solo scopo di aumentare la loro base di investitori.

GOVERNI TROPPO TIMIDI, FINORA
Una critica può essere mossa ai governi che, almeno finora, si sono mostrati timidi in questo campo con green bond che difficilmente raggiungono i 50 miliardi di euro di controvalore, distribuiti in una manciata di stati. Tuttavia, è la speranza anche dei professionisti di Mirova, i vari piani di stimolo fiscale annunciati in tutto il mondo potrebbero cambiare questa tendenza.