Fiat conferma trattativa per linea di credito e corre in borsa

Fiat conferma trattativa per linea di credito e corre in borsa

Di Mauro Speranza

Investing.com – Dopo giorni di indiscrezioni, alla fine Fiat ha confermato la trattativa in corso con il Governo italiano per ottenere una linea di credito con garanzia della Sace, quindi dello Stato.

La notizia di un possibile ottenimento del prestito ha attirato gli acquisti sul titolo Fiat (MI:FCHA) a Piazza Affari, oggi in crescita superiore al 5%, performance nettamente migliore rispetto al Ftse Mib di oggi (+1,50%).
Tramite un comunicato diffuso sul loro sito, il gruppo Fca ha comunicato di essere “al lavoro per attivare una linea di credito volta a sostenere l’Automotive italiano grazie alle misure previste dal Decreto Liquidità”, confermando l’avvio di “una procedura con il Governo italiano per l’ottenimento di una garanzia da SACE per il perfezionamento di una linea di credito destinata esclusivamente al sostegno della filiera dell’automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese”.

L’operazione vedrà la collaborazione di Intesa Sanpaolo (MI:ISP) “per il perfezionamento di una linea di credito a tre anni, destinata esclusivamente alle attività italiane del Gruppo FCA e al sostegno della filiera dell’automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese, a seguito alla riapertura degli stabilimenti italiani, avviata a fine aprile.”

Le erogazioni derivanti alla linea di credito sarebbero gestite tramite i conti correnti della banca torinese, “al solo scopo di supportare la gestione operativa dei pagamenti alla filiera italiana dei fornitori, sostenendone i livelli di liquidità e garantendo al contempo la ripartenza delle produzioni e gli investimenti negli impianti italiani. In base alle disposizioni del Decreto Liquidità l’ammontare della linea di credito dovrebbe essere pari al 25% del fatturato consolidato delle società industriali del gruppo FCA in Italia e cioè fino a €6,3 miliardi”.

“L’innovativo accordo riconoscerebbe il ruolo del settore automobilistico nazionale, di cui FCA, insieme ai fornitori e ai partner è il fulcro, nella ripartenza del sistema industriale italiano”, aggiungono dal gruppo. “Tale posizionamento sarà rafforzato nei prossimi anni dall’ampio piano di investimenti già presentato e confermato come testimoniano i recenti avvii della produzione dei nuovi modelli Fiat 500 elettrica a Torino e Jeep Renegade e Compass PHEV a Melfi”, spiega ancora la nota.

Il commento di Giuseppe Conte e Romano Prodi
Su questo si è espresso anche Conte. In conferenza stampa, il premier ha osservato che se Fca può beneficiare della garanzia “è perchè evidentemente risponde alle prescrizioni del decreto. Non stiamo parlando di privilegi concessi a qualcuno. Nel caso di Fca stiamo comunque parlando – al di là della capogruppo – di società che sono in Italia, sono fabbriche italiane, lavoro italiano, producono in Italia e occupano tantissimi lavoratori”.

“Parto da un fatto semplice Fca non è più italiana, abbiamo un quarto del fatturato in Italia il resto è all’estero ma è legittimo finanziare imprese che sono localizzate in Italia sia di proprietà straniera sia italiana”. Lo ha detto l’ex premier, Romano Prodi, intervenuto a Mezz’ora in più sottolineando che tuttavia “se do soldi per costruire una casa devo sapere dove la casa viene fatta, che progetto c’è. Così devo avere garanzie che investimenti vengano fatti in Italia ma che gli altri soci facciano uno sforzo simile al nostro altrimenti non vorrei che noi sostenessimo tutta la Fca. Oggi un quarto della produzione in Italia tra pochi mesi sarà un ottavo perchè tra pochi mesi c’è la fusione con Psa”.

Più in generale, ha spiegato il professore, “devo constare che oggi ha solo il 23% del mercato italiano. Dobbiamo stare attenti a questi aspetti, sono 6,3 mld anche se in prestito sono un bell’impegno. Dobbiamo avere queste garanzie. Il discorso sede all’estero mi ha sempre indignato. In Olanda non hanno molta simpatia nei miei confronti ma sotto il profilo giuridico è legittimo”.

“Il problema delle sede”, ha aggiunto Prodi, “è generale. Poi c’è il fatto di capire la strategia generale della Fiat nei confronti dell’auto. Fiat ha venduto Comau e Magneti Marelli per molti aspetti è uscita dal settore dell’automobile e perseguito strategie alternative. Facendo patti ben precisi credo si possano benissimo dare questi soldi. Ci vuole la capacità del governo di dialogare e imporre il rispetto dei patti presi e questo finora non c’è stato”.