Cosa sono le vendite allo scoperto e perché sono pericolose

Cosa sono le vendite allo scoperto e perché sono pericolose

La Consob le ha vietate per frenare la speculazione al ribasso, che in momenti di grande turbolenza del mercato azionario può far perdere valore ai risparmiatori e aumentare il panico ingiustificato. Ecco come funzionano
Quando le Borse salgono in preda all’euforia, come ad esempio durante la bolla speculativa della new economy nel 1999-2000, può essere forte la tentazione di partecipare alla festa anche rischiando molto, magari prendendo denaro in prestito per comprare azioni che salgono rapidamente. Molto pericoloso. Altrettanto pericoloso, non tanto per chi lo fa ma per chi lo subisce, cioè la gran massa dei risparmiatori, il gioco opposto: vale a dire vendere azioni che non si posseggono per farne scendere il prezzo e poterle poi ricomprare a un prezzo più basso lucrando la differenza. Anche in questo caso bisogna tra virgolette indebitarsi, ma non in denaro, bensì azioni. Il ribassista infatti si fa prestare i titoli che vuol vendere, ma che non possiede, da una banca depositaria o da un intermediario, ovviamente pagando un interesse, e le restituisce dopo averle ricomprate. In inglese si chiama ‘short selling’ di qui l’espressione ‘andare corti’ per indicare appunto le vendite allo scoperto.

IN TEMPI NORMALI LA SPECULAZIONE AL RIBASSO PUÒ ANCHE ESSERE UTILE, MA CON FORTI TURBOLENZE DIVENTA UN PERICOLO
In tempi normali, le vendite allo scoperto non sono vietate. Fanno parte del gioco e possono essere anche uno strumento salutare per correggere distorsioni. Infatti le vendite allo scoperto mettono sotto stress titoli magari cresciuti tanto, forse troppo, e ne mettono alla prova la tenuta. Ma in tempi di grande turbolenza, come quelli determinati dal contagio del coronavirus che ha impattato tutti i mercati azionari per il timore che spinga le economie in recessione e faccia scendere gli utili delle imprese quotate, vendite massicce allo scoperto possono causare danni alla grande platea dei risparmiatori, perché giocando sul panico fanno perdere valore molto rapidamente a titoli che magari non lo meritano, spingendo anche chi ha investito nel panico, e magari inducendolo a vendere in perdita a prezzi stracciati. Per questo le autorità che vigilano sul mercato, come in Italia la Consob, hanno il potere di bloccare le vendite allo scoperto per tutto il tempo che ritengono opportuno.

IL DIVIETO DI CONSOB ALLE VENDITE ALLO SCOPERTO RIGUARDA OGNI FORMA DI SPECULAZIONE RIBASSISTA
Non è certo la prima volta che la Consob vieta le vendite allo scoperto, che esistono praticamente da quando esiste il mercato. Andando molto indietro nel tempo, lo fece ad esempio nel 1991, ai tempi della prima guerra del Golfo. Allora non c’era neanche bisogno di prendere in prestito le azioni per venderle, bastava dichiararlo al proprio intermediario, e poi la posizione si regolava a fine mese. Oggi il mondo è radicalmente cambiato, ed esistono una molteplicità di strumenti per speculare al ribasso in Borsa, come i derivati e gli ETF, vale a dire i fondi che replicano l’andamento di un titolo o un indice sottostante, ‘costruiti’ per puntare al ribasso attraverso complicata architetture, magari anche con una leva di due o tre volte, che amplifica ulteriormente l’effetto ribassista. Per questo Consob nel suo ultimo divieto ha messo al bando non solo le vendite allo scoperto in senso stretto, ma anche “ogni forma di operazione speculativa ribassista”, producendo una lunga lista di operazioni vietate.

ANCHE LO SPECULATORE AL RIBASSO CORRE DEI RISCHI, E QUANDO SBAGLIA È COSTRETTO A RICOPRIRSI
Lo speculatore che vende allo scoperto non sempre vince, anzi a volte può farsi molto male. Se ad esempio scommette al ribasso sul titolo sbagliato, che invece mostra di essere molto più forte di quanto lo speculatore pensasse e risale nonostante le vendite, allora è costretto a ‘ricoprirsi’ e a ricomprare l’azione che ha venduto, ipotizziamo a un prezzo di 10 euro, a 12 euro, rimettendoci il 20% più il costo delle azioni prese in prestito per venderle. E questo dà una spiegazione ai violenti ‘rimbalzi’ a cui a volte assistiamo in Borsa. La speculazione si accanisce su un titolo pensando che non abbia difese, ma nonostante le vendite allo scoperto arrivano mani forti che lo comprano. A questo punto ai ribassisti non resta che ricoprirsi, per limitare le perdite, con l’effetto di far schizzare il prezzo verso l’alto. Quando succede leggiamo nei commenti di Borsa l’espressione ‘ricoperture’.
MA IN TEMPI DI TURBOLENZA VENDERE ALLO SCOPERTO PUÒ ESSERE UN GIOCO TROPPO FACILE
Ma in fasi del mercato che non si possono non definire d’emergenza, come quella vissuta da metà febbraio del 2020 con l’esplosione del coronavirus e il conseguente stato di allarme che ha investito i mercati, la speculazione al ribasso rischia di diventare un gioco troppo facile per chi la pratica. Un gioco che rischia di provocare un danno ingiustificato aggiuntivo alla platea dei piccoli risparmiatori, che si vedono falcidiare in poche sedute il valore dei risparmi accumulati e investiti con fiducia in Borsa o attraverso il risparmio gestito. L’azione della Consob è certamente appropriata e efficace. Come in molti altri campi della finanza e dell’investimento, lo sarebbe ancora di più se fosse un’azione concertata con le altre autorità di vigilanza europee, che invece anche in questo caso continuano a muoversi in ordine sparso.