Campari pronta a cambiare idea sul trasferimento sede in Olanda

Campari pronta a cambiare idea sul trasferimento sede in Olanda

Di Mauro Speranza

Investing.com – Nel mezzo delle polemiche per l’ipotesi di garanzia pubblica per il prestito a Fiat (MI:FCHA) nonostante abbia la sede sociale ad Amsterdam e quella fiscale in Gran Bretagna, Campari (MI:CPRI) si avvia verso l’annullamento della sua decisione di spostare la sua sede in Olanda.

Il gruppo ha pubblicato un comunicato stampa in cui annunciava che il diritto di recesso concesso agli azionisti è stato validamente esercitato per circa 46 milioni di azioni (4% del capitale) corrispondente a 385,361 milioni di euro e superiore alla soglia massima di 150 milioni di euro di esborso prevista in fase di deliberazione del cambio di sede.

Secondo quanto deciso nel corso dell’assemblea di marzo, infatti, il via libera al percorso di trasferimento della sede legale nei Paesi Bassi “è subordinato ad alcune condizioni sospensive, tra queste la circostanza che l’ammontare del recesso non ecceda un importo di 150 milioni”.

A questo punto, dal 22 maggio (e fino al 21 giugno) scatta l’operazione di offerta delle azioni recedute in prelazione agli azionisti che non hanno esercitato il diritto di recesso. Ma è improbabile che, nonostante la disponibilità del socio di maggioranza Lagfin di acquistare le azioni recedute fino a un ammontare di 76,5 milioni, il controvalore finale resti sotto la soglia prevista. In questo caso, il cda potrà evitare il perfezionamento dell’operazione, che, spiega la società “genererebbe un costo ritenuto irragionevole”, in virtù del mancato avveramento della condizione sospensiva.

Indipendente dalla soglia, la società è pronta a fare marcia indietro nel caso in cui il numero delle azioni oggetto di recesso “non fosse trascurabile”, fissando il livello accettabile di recessi in circa 3 milioni di azioni con un esborso complessivo di circa 25 milioni di euro, pertanto nettamente inferiore alla cifra dei 150 milioni iniziali.

La prossima assemblea straordinaria dovrà tenersi entro il 30 giugno e potrebbe decidere la revoca dell’operazione, evitando così il pagamento dei prezzo di liquidazione agli azionisti che abbiano esercitato il diritto di recesso le cui relative azioni saranno comunque bloccate per un periodo di 90 giorni dall’esercizio del diritto di recesso e sino alla nuova assemblea straordinaria da convocarsi entro il 30 giugno 2020 o per un periodo di 180 giorni, nel caso in cui l’operazione non fosse cancellata e la procedura di recesso fosse completata.