Boicottaggio ai social, si allunga la lista: adesione anche per Unilever

Boicottaggio ai social, si allunga la lista: adesione anche per Unilever

Di Mauro Speranza

Investing.com – Aumentano le adesioni alla campagna ‘Stop Hate For Profits’, nata per contrastare l’odio in rete e di rimuovere le proprie inserzioni pubblicitarie sui social network.

L’ultima in ordine temporale è stata Unilever (LON:ULVR), il marchio dei gelati Algida, i dadi Knorr, il the Lipon e il detersivo Cif, che nel weekend ha annunciato che a partire dal primo luglio fermerà le sue campagne pubblicitarie sui social network più importati negli Stati Uniti almeno fino alla fine dell’anno, a causa di un “periodo elettorale polarizzato”.

“I marchi hanno il dovere di contribuire a costruire un ecosistema digitale affidabile e sicuro. Ecco perché i nostri marchi non pubblicheranno più annunci su Facebook, Instagram e Twitter negli Stati Uniti”, spiegava la società statunitense.

Il crollo del titolo Facebook
L’annuncio portava il titolo Facebook (NASDAQ:FB) ad un netto calo (-8,3%) alla chiusura di Wall Street di venerdì, mentre oggi cede oltre il 2% nel pre-market USA.

Stesso andamento per Twitter (NYSE:TWTR), in calo del 7,40% nella scorsa seduta di New York e un pre-market USA odierno a -2%.

Il calo del titolo di Facebook ha fatto svanire 56 miliardi di dollari dalla capitalizzazione della società di Mark Zuckerberg, la cui ricchezza è diminuita di 82,3 miliardi, facendolo scendere dal terzo al quarto posto nella classifica dei Paperoni stipulata da Bloomberg.

Facebook ha tentato di difendersi tramite una nota, in cui spiegava di investire “miliardi di dollari ogni anno per mantenere la comunità sicura” e “lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy”.

A tal fine, aggiungevano da Facebook, “ci siamo sottoposti a una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto in Intelligenza Artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d’odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino, mentre un recente rapporto dell’Unione Europea ha rilevato che Facebook ha esaminato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube. Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare, e continueremo a collaborare con i gruppi per i diritti civili, il GARM e altri esperti per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e policy per continuare questa lotta”.

Gli altri protagonisti del boicottaggio si social network
Il boicottaggio a Facebook si era arricchito di diverse aziende importanti, arrivando a quota 150 in modalità diverse, tra cui Starbucks, North Face, Patagonia, Mozilla, Upwork, Arc’teryx, Ben & Jerry’s, Beam Suntory, Dashlane, Eddie Bauer, Eileen Fisher, Hershey’s, JanSport, Magnolia Pictures, REI e Verizon.

Da Coca-Cola (NYSE:KO) hanno annunciato l’interruzione della pubblicazione delle loro inserzioni pubblicitarie su tutti i social media per un mese (dal primo luglio).

In una nota, James Quincey, il Ceo dell’azienda, ha dichiarato che “non c’è spazio per il razzismo nel mondo e nemmeno sui social media”. Coca Cola chiede a Facebook e a tutti gli altri social media maggiore affidabilità e trasparenza.

“Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo”, annunciava l’azienda in un comunicato. “Si tratta di una scelta in linea con la nostra visione”, aggiungevano da Honda.

Da Levi Strauss (NYSE:LEVI) hanno deciso di ‘mettere un pausa’ le pubblicità su Facebook e Instagram, in quanto “Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni”, spiega l’azienda in una nota.

“Quando sembra che il clima politico si stia rivoltando contro Facebook, visto che le aziende manifestano la loro intenzione di porre fine ai loro investimenti pubblicitari, significa che siamo di fronte a un significativo cambio di passo”, ha commentato a Bloomberg Matt Maley, chief market strategist di Miller Tabak + Co.

L’attacco ai giganti tecnologici da parte delle altre società “porta la gente a pensare che allora i politici potrebbero esser avere maggior fiducia nel metter pressione a Facebook”, aggiunge Maley.