Attese & Mercati – Settimana dal 3 febbraio 2020

Attese & Mercati – Settimana dal 3 febbraio 2020

Grandi banche europee alla prova delle trimestrali, stime meno pessimiste ma vulnerabili al virus. Trump verso il proscioglimento in Senato, ma il tormentone impeachment durerà fino a novembre. Brexit, l’Italia deve stare attenta a non tentare imitazioni impossibili e pericolose
BANCHE EUROPEE AL TEST DELLE TRIMESTRALI, SI ATTENUA IL PESSIMISMO DELLE PREVISIONI
Dopo le grandi banche americane, che hanno chiuso un 2019 decisamente buono in termini di performance a Wall Street con trimestrali brillanti, è la volta delle europee. Santander è già uscita riportando un balzo degli utili e battendo le attese, insieme con Deutsche Bank, in profondo rosso per i costi di ristrutturazione ma con il titolo in rally di oltre il 20% da inizio anno perché il mercato crede al successo del piano che sta portando avanti il CEO Sewing. Nei prossimi giorni arriva il pattuglione, tra cui spiccano i nomi della francese BNP Paribas, dell’italiana Intesa e dell’olandese. I titoli bancari presenti nell’indice Euro STOXX di settore sono reduci da 20 mesi consecutivi di downgrade delle stime degli utili, come si vede nel grafico sotto pubblicato da Reuters. Ma nelle ultime settimane il pessimism di broker e analisti sembra essersi mitigate, con qualche segno verde di revisione al rialzo che spunta sopra la linea di demarcazione. Ma da inizio anno i titoli bancari europei hanno fatto peggio del mercato e hanno mostrato di essere più vulnerabili al coronavirus. Evidentemente i timori sulla crescita si sono aggiunti al peso dei tassi zero che si mangiano i margini di interesse.
IL SENATO USA VERSO IL PROSCIOGLIMENTO DI TRUMP, MA IL TORMENTONE DELL’IMPEACHMENT CONTINUERÀ
Con ogni probabilità mercoledì 5 febbraio il Senato americano archivia la pratica impeachment nei confronti di Donald Trump con un voto di proscioglimento. Ma di impeachment si continuerà a parlare fino alla notte del 2 novembre, alla vigilia delle presidenziali, perché la campagna dei democratici sarà con ogni probabilità tutta diretta a sottoporre le accuse contro il presidente a un secondo voto dopo quello del Senato, vale a dire quello del popolo americano. Funzionerà? Molto dipende da chi sarà il candidato democratico che uscirà dal tormentone delle primarie che comincia proprio oggi 3 febbraio in Iowa, ma anche dallo stato di economia e Wall Street tra l’estate e l’autunno. Per ora, tutto continua a congiurare a favore di Trump. Il suo problema è di essere Trump e di avere contro i media americani e del resto del mondo. Se in otto anni di presidenza Obama avesse portato a casa la metà di quello che ha realizzato The Donald in tre anni, i democratici avrebbero già proposto di emendare la Costituzione per creare la carica di presidente a vita. Per fortuna non è così. In questo pianeta di presidenti a vita ne abbiamo già due, uno a Pechino e l’altro a Mosca, con un aspirante al terzo posto ad Ankara. Bastano e avanzano.

LA BREXIT TOGLIE UNA SPONDA ALL’ITALIA, E ORA IL RISCHIO E’ TENTARE UN’IMITAZIONE IMPOSSIBILE
A tre anni e mezzo dal referendum la Gran Bretagna è fuori dalla UE, anche se i termini di divorzio andranno fissati di qui a fine anno. Sin dall’inizio abbiamo sostenuto che dalla separazione ha probabilmente più da guadagnare l’isola culla della democrazia e dello stato di diritto moderni che non l’Europa del fiscal compact a trazione germanica. Un commento comunque è d’obbligo e prendiamo a prestito le parole di Antonio Martino, figlio di un padre fondatore dell’Unione, allievo di Milton Friedman a Chicago e noto economista a livello internazionale, prestato alla politica come ministro degli Esteri e poi della Difesa nei primi governi Berlusconi: la Brexit è il risultato del grande errore di questa Europa, confondere l’unità con l’uniformità, negli Usa a nessuno viene in mente che tutte le macchine debbano avere targhe uguali, ci sono Stati con la pena di morte e altri no, Stati virtuosi e altri con bilanci zoppicanti, ma a Washington a nessuno viene in mente di imporre il fiscal compact. Conclusione: per l’Italia sarà un bel guaio, perché gli inglesi bilanciavano l’asse franco-tedesco. Ci permettiamo di aggiungere che il vero rischio è la tentazione di fare gli inglesi, purtroppo siamo italiani e l’imitazione ci viene bene solo con le giacche di tweed.