Atlantia, recupero già finito. Ministra De Micheli: “non un euro da Cdp”

Atlantia, recupero già finito. Ministra De Micheli: “non un euro da Cdp”

Brusca virata in negativo per Atlantia (MI:ATL) a Piazza Affari, dopo l’apertura positiva (+2%) di oggi, con le azioni che crollano fino a toccare un -4%. La seduta di ieri aveva viaggiato sulle ali dell’entusiasmo per l’accordo di governo e le azioni avevano chiuso con un +26%.

Dalla stampa arrivano indiscrezioni secondo le quali Cdp investirebbe tra i 3 e i 4 miliardi di euro per l’aumento di capitale della controllata Autostrade per l’Italia necessario per arrivare al 33% del capitale deciso dal governo, implicando una valutazione di Aspi tra i 6 e 8 miliardi. Secondo Banca IMI (LON:IMI), però, su base Rab Aspi dovrebbe valere circa 11 miliardi di euro, configurando così una sottovalutazione.

Successivamente, l’accordo prevederebbe la vendita della quota di Atlantia a investitori istituzionali graditi a Cdp, scendendo così al 37% circa.

Infine, sarà effettuata la scissione di Aspi contestuale alla quotazione in Borsa che vedrà Edizione, la holding dei Benetton, diluirsi all’11%. Inoltre, la garanzia del debito di Aspi (5 miliardi) oggi in capo ad Atlantia passerà a carico dei nuovi investitori. Ad ogni modo l’accordo definitivo deve ancora essere siglato, con la firma attesa entro il 27 luglio mentre i tempi dell’intera operazione sarebbero 6-12 mesi.

“Se questi numeri fossero confermati la valutazione pre-money di Aspi sarebbe di circa 6,1-8,9 miliardi”, spiegano gli esperti di Equita Sim, secondo i quali Atlantia incasserebbe 2-2,7 miliardi dalla cessione del 20% di Aspi ai fondi, riducendo il debito nella holding, oggi attorno a 5 miliardi.

Infine, con lo spin-off della quota di Aspi, l’azionista Atlantia avrebbe direttamente azioni di Autostrade per l’Italia per un controvalore di 3,5-4,5 miliardi, pari al 25-30% del valore di Atlantia. Indiscrezioni di stampa rivelano che il valore di Aspi è ancora da definire anche se, secondo altre fonti giornalistiche, Atlantia ha in carico l’88% della società a 5,8 miliardi, valore che dovrebbe essere lo stesso della transazione.

“L’operazione emersa dalle indiscrezioni dovrebbe comunque permettere ad Atlantia di ridurre il debito nella holding ed ai suoi azionisti di poter avere direttamente azioni Aspi, beneficiando teoricamente dell’entrata di Cdp, che permetterà una riduzione del rischio regolatorio’” aggiungono da Equita. La sim, comunque, raccomanda cautela (‘Hold’) stimando un target del prezzo a 15 euro.

“Non un euro da Cdp”
Intanto, dal governo erano arrivate segnali contrari a ulteriori investimenti di Cdp. Se l’accordo nel governo prevede la cessione dell’intera quota (88%) detenuta in Aspi, con la vendita “non ci sarà il passaggio di un solo euro”. A dirlo è la Ministra delle infrastrutture Paola De Micheli, nel corso di una intervista La 7.

Secondo De Micheli, “l’accordo salvaguarda i lavoratori di Aspi e di Atlantia e determina una situazione diversa anche per gli azionisti” ma “le risorse restano in azienda” e “soprattutto per lo Stato ci sarà il vantaggio di poter avere i risultati positivi della gestione dell’azienda. Aspi sarà una public company e ci sarà una quotazione in Borsa”.

Il dibattito sull’esproprio
Sulla vicenda Aspi, fonti de La Repubblica riferivano di uno sfogo in cui Luciano Benetton accusava il governo di volere l’esproprio. “Non mi sorprendono gli interessati attacchi politici di persone senza qualità. Mi indigna la sistematica opera di demonizzazione del nome della nostra famiglia, promossa dai vertici dello Stato. Mai mi sarei aspettato certi termini e certi toni pubblici dal premier Conte e da alcuni suoi ministri”, avrebbe detto Benetton.

“Ci stanno trattando peggio di una cameriera. Non possiamo accettare di essere trattati come ladri”, aggiungeva l’imprenditore.

All’accusa rispondeva la stessa Ministra in un’intervista a La Stampa. “Non c’è alcun esproprio”, ma “una soluzione industriale che evita la revoca della concessione ad Aspi e prevede la graduale uscita di Benetton. Abbiamo raggiunto un accordo per un’alternativa all’attuale governance”.

De Micheli ha poi spiegato che la decisione non è stata unilaterale del governo, ma è stata una “loro scelta”. “Le colpe le decide la magistratura, l’affidabilità di un concessionario la stabilisce il concedente, in questo caso il ministero delle Infrastrutture sulla base di perizie. Il nostro lavoro ha accertato che le concessioni erano troppo favorevoli ai privati. Abbiamo revisionato le concessioni. E abbiamo verificato una serie di gravi inadempimenti da parte del concessionario. Non solo sul ponte di Genova ma sull’intera rete autostradale italiana. Abbiamo trovato gravi problemi di affidabilità”. Infine, De Micheli ringrazia “tutte le forze della maggioranza. In particolare il Movimento 5 stelle che ha dimostrato l’intelligenza di accompagnare questa trattativa”, concludeva De Micheli.