Analisi – Bce, immobili grande incognita in revisione strategia su inflazione

Analisi – Bce, immobili grande incognita in revisione strategia su inflazione

di Balazs Koranyi

(Reuters) – È forse possibile che dati chiave e sensibili come quelli sull’inflazione della zona euro, a monte delle misure di stimolo da migliaia di miliardi varate ormai da anni dalla Bce, siano in qualche modo falsati?

Su questo si interroga, non senza timori e grattacapi, l’istituto centrale europeo, impegnato con la nuova presidenza di Christine Lagarde in una revisione strategica a 360 gradi per una valutazione aggiornata su pro e contro degli strumenti cosiddetti non-standard di politica monetaria come il controverso programma degli acquisti ‘Qe’.

Al centro del dibattito e oggetto del contendere, a parere degli analisti, il tema del mercato immobiliare.

La valutazione degli immobili è infatti una variabile chiave per decine di milioni di proprietari e le oscillazioni del mercato hanno una scontata ricaduta sulle decisioni finanziarie nonché sulla generale percezione del costo della vita e dello stato di salute dell’economia.

A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, tuttavia, il tasso generale che misura l’inflazione — l’indice ‘headline’ calcolato mensilmente da Eurostat e usato da Francoforte come discrimine per valutare se, come e quando intervenire con misure espansive — non tiene conto delle variazioni dei prezzi degli immobili.

Di conseguenza, la serie storica delle statistiche sottovaluta la recente spirale al rialzo del mercato immobiliare, alimentata almeno in parte dalla politica monetaria ultraespansiva della maggioranza delle banche centrali, Bce in testa.

Stando così le cose, a Francoforte restano due opzioni, entrambe però difficilmente percorribili: una prevede che sia Eurostat stessa a riaggiustare il dato, l’altra che la Bce guardi a un nuovo parametro ‘allargato’ per misurare l’andamento dell’inflazione.

Se la prima ipotesi è altamente improbabile, la seconda comporta un rischio politico ed economico talmente elevato che l’istituto centrale non è ovviamente disposto a pagare.

Oggetto del contendere è la metodologia utilizzata da Eurostat per la stima sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo, sintesi dei dati di inflazione provenienti dai diciannove paesi della zona euro.

Si tratta di un indicatore della massima importanza, perché al fine di riportarne la lettura in linea all’obiettivo di poco inferiore a 2% Francoforte ha finora investito migliaia di miliardi di euro.

Se l’indice includesse il mercato immobiliare, la sua lettura potrebbe essere ritoccata al rialzo di uno 0,2% o anche di uno 0,3%, margine che la avvicinerebbe in maniera consistente al target della banca centrale.

Il paniere sulla cui base viene elaborata la stima Eurostat dà al mercato immobiliare una ponderazione limitata al 6,5% e basata principalmente sulla dinamica degli affitti, mentre negli Stati Uniti l’equivalente indicatore sull’inflazione di riferimento per Federal Reserve dà al settore immobiliare un peso superiore al 20%.

Al contrario, i dati dell’istituto di statistica Ue escludono la dinamica dei prezzi degli immobili occupati dai proprietari, la cui variazioni di prezzo vengono calcolate soltanto su base trimestrale e con un ‘lag’ di tre mesi.

La nuova presidente Bce è perfettamente consapevole della delicatezza e dell’importanza del tema.

“Chiedetelo a chiunque, familiari, amici o anche estranei: una ponderazione di 6,5% è davvero molto bassa” argomentava ieri di fronte al parlamento Ue.

“Dobbiamo tenere conto della percezione dei cittadini sul costo della vita: se il mercato immobiliare ha un peso così limitato c’è da chiedersi se sia legittimo [il calcolo Eurostat]”.

Nessun commento da parte dell’istituto di statistica comunitario.