Alla fine arriva Powell. QE o “non QE”? Questo è il dilemma

Alla fine arriva Powell. QE o “non QE”? Questo è il dilemma

Di Mauro Speranza

Investing.com – In mezzo alla guerra commerciale che ieri ha visto un altro capitolo della saga e monopolizzato l’interesse dei mercati insieme alla Brexit, è apparso il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powel, “eclissando tutto quello che stava passando”, secondo le parole di José Luis Cárpatos, CEO di Serenity Markets.

L’istituto centrale acquisterà titoli del Tesoro a breve per garantire adeguata liquidità e riportare la calma sul mercato, spiegava Powell nel suo discorso alla National Association for Business Economics a Denver. “Il momento è arrivato”, sentenziava.

“La nuova mossa della Fed scatta dopo che iniezioni ad hoc di liquidità sulla cosiddetta piazza ‘repo’, i finanziamenti a brevissimo termine tra le banche, sono parse insufficienti a risolvere tensioni che tendevano a spingere al rialzo i tassi interbancari in risposta a una carenza di risorse”, spiega Marco Valsavia del Sole 24 Ore. “Nuove misure, di più ampio respiro, erano così parse sempre più in gioco, all’ordine del giorno probabilmente in occasione del prossimo vertice del 29 e 30 ottobre”.

Powel “ha aperto la porta a ulteriori riduzioni dei tassi e ha annunciato di espandere presto il bilancio della Fed, per poi spiegare che “non sarà un Quantitive Easing”, sottolineando, ancora una volta, che “in nessun senso sarà un QE”.

Il Presidente “ha passato molto tempo a negare che si trattasse effettivamente di un QE, ma alla fine lo è in misura maggiore”, spiega ancora Cárpatos.

La misura è stata presa in risposta ai recenti problemi del mercato monetario e bancari, ma alla base c’è anche l’obiettivo di facilitare l’acquisto degli enormi problemi di debito pubblico che il governo degli Stati Uniti dovrà affrontare.

Probabilmente la Cina non acquisterà debito pubblico statunitense, pertanto l’unico acquirente non può che essere la Federal Reserve.

La decisione della Fed viene definita “normale” dagli analisti UBS. “I bilanci delle banche centrali aumentano quasi sempre in termini di valuta nominale”, proseguono gli esperti dell’istituto, pronosticando che “la domanda di liquidità aumenterà nel tempo, man mano che l’economia si espande. Una banca centrale, in quanto fornitore monopolista di contante, deve bilanciare l’aumento della domanda”.

Altro elemento tenuto in considerazione da Powell sono le previsioni del FMOC, i quali “continuano a vedere una crescita sostenuta dell’attività economica, solide condizioni del mercato del lavoro e inflazione vicina al nostro obiettivo simmetrico del 2% come molto probabile”.

Lo stesso Powell ha evidenziato che “chiaramente le cose stanno rallentando”, in contraddizione con molte dichiarazioni di Donald Trump, ma ha anche precisato che potrebbe essere un’altra pausa che riattiva l’espansione.